sabato 27 giugno 2009

Rita Charbonnier, La strana giornata di Alexandre Dumas

Il romanzo storico spopola. Riceve attenzione da editori e lettori, viene richiesto agli autori. Se da un lato, infatti, una grossa parte dei romanzi pubblicati è il prodotto di proposte spontanee da parte degli autori, che alle spalle hanno una grosso radicamento in questo genere, dall'altro sempre più spesso i gruppi editoriali chiedono romanzi ambientati in epoche antiche, certi di contare su un pubblico che acquista e legge. Un fenomeno editoriale a tutti gli effetti, che sta replicando successi e meccanismi che qualche anno fa sono stati del giallo e del poliziesco.

Tra le scrittrici italiane che da sempre credono in questo genere, c'è Rita Charbonnier, recente autrice di La strana giornata di Alexandre Dumas (Piemme, 375 pagg, 18.50 euro), ma anche abilissima blogger di Nonsolomozart.

Da dove arriva lo spunto per questo ultimo romanzo?
"Da una figura realmente esistita, una donna. Ho messo al centro della storia un autore di romanzi storici, come lo sono io., che viene circuito da Maria Stella Chiappini, una cantante d'opera del 1800. Lo avvicina e gli parla di sé, della sua storia: gli dice che a 50 anni aveva scoperto di essere stata scambiata nella culla e di essere in realtà la figlia del re di Francia".
Qual è il confine tra romanzo storico e saggio?
"La linea è sottile e difficile. A volte non riconosco più il personaggio storico nel mio modo di interpretarlo, ma occorre portarlo alla vita per dargli la dimensione romanzesca, e si più fare solo rivivendo quell'epoca, approfondendone al conoscenza e calandosi in tutto ciò che la caratterizza".
C'è un passaggio particolarmente complesso o articolato in questo romanzo?
"Direi il rapporto della protagonista con la madre: è molto importante e conflittuale. Apre tutta la questione psicologica tra lei e una madre acquisita, con tutto ciò che comporta a livello emotivo, seppure in un'epoca in cui l'impatto con queste vicende umane era differente rispetto a oggi".


9 commenti:

Rita Charbonnier ha detto...

Molte grazie, Paola, per questo splendido post (che sorpresa!) e anche per avermi definita un’abilissima blogger. Solo una precisazione: i miei romanzi non mi sono stati richiesti dagli editori (magari!), ma la loro pubblicazione è il risultato di immense fatiche psicologiche impiegate nel trovare un agente letterario giusto e di conseguenza un editore. Inoltre, io non credo particolarmente nel genere del romanzo storico né lo perseguo e sospetto che il lettore di romanzi storici classici, davanti ai miei, possa anche restare un po’ perplesso. A me interessa raccontare storie di grandi donne e di temi importanti. Queste storie, fino ad oggi, sono state ambientate nel passato per una sola ragione: perché parlare del passato può consentire, in certi casi, di parlare del presente due volte.
Ancora grazie e un abbraccio,
Rita

SenzaUnaDestinazione ha detto...

Certo che i tuoi romanzi non sono mai stati fatti su richiesta, infatti ti ho inserito nella categoria "scrittrici italiane che da sempre credono in questo genere". Parlando con altri amici che scrivono, sono però in molti a dirmi che stanno lavorando a romanzi storici perché chiesti espressamente da una serie di editori. Decisone discutibile, sono d'accordo con te, ma comunque sintomo che questo genere funziona bene.

Grazie per tutte le altre precisazioni che integrano le risposte e quanto alla definizione di "abilissima blogger", invidio molto il tuo template su tre colonne!!!
P.

Rita Charbonnier ha detto...

Per la verità non credo che sia discutibile scrivere un qualsivoglia romanzo su richiesta di un editore; è solo che, nel mio caso, non è vero. E, scusami se insisto, non ho mai creduto in questo genere.
Riguardo al template su 3 colonne, è scaricabile liberamente. In coda al mio blog trovi il link.
Ciao e ancora grazie,
Rita

Rita Charbonnier ha detto...

P.S. Grazie anche per aver messo il mio blog tra gli Amici!

SenzaUnaDestinazione ha detto...

Da Facebook interviene Valeria Montaldi, scrittrice di romanzi storici come "Il signore del falco", uscito lo scorso anno per Piemme:

Se, come sembra, il gradimento verso i romanzi storici è effettivo fra pubblico e editori, questo non può che farmi piacere, visto che li scrivo anch'io! Di fatto, a quanto verifico personalmente, il mio pubblico si è a mano a mano allargato in questi ultimi dieci anni: e secondo me non è un caso perché se noi autori riusciamo a entrare nello spirito di vicende tanto remote (io parlo addirittura di medioevo) rendendole in qualche modo attuali, i lettori a poco a poco si appassionano e si rendono conto che, nonostante il passare dei secoli, vizi (tanti) e virtù (poche) sono sempre gli stessi. Non che sia una consolazione, ma ci dà la misura della nostra inutile arroganza.

SenzaUnaDestinazione ha detto...

Ancora da Fb, dove prosegue la discussione sul giallo storico:

Barack Choukhadarian
Quali le possibilità del romanzo storico in un paese che ignora in sostanza il romanzo? E quali, per analogiam, quelle di un'epica, in un paese di natura farsesco?
Montaldi è un buon esempio di narratrice storica un pochino al di qua del c.d. postmoderno.

SenzaUnaDestinazione ha detto...

Valeria Montaldi

E' vero che in Italia si legge soprattutto saggistica, o, direi meglio con un orrendo neologismo, "cronachistica". Leggendo delle varie caste o delle varie nefandezze che ci circondano ci sentiamo in qualche modo assolti: "io leggo, quindi so, quindi non ne faccio parte..." Ci sarebbe molto da discutere su questo atteggiamento massificato, ma, tant'è, così vanno le cose. E tuttavia, non credo che nel nostro paese il romanzo sia ignorato: magari si preferisce quello per così dire 'destrutturato', o il memoir, o il thriller (Faletti docet...) al romanzo di impianto tradizionale, ma rimango convinta che se un autore lavora seriamente, indipendentemente dal proprio soggetto narrativo, i risultati prima o poi si vedono. Quanto al "farsesco", è la vita di ciascuno di noi a essere una farsa, solo che ce ne accorgiamo raramente...

SenzaUnaDestinazione ha detto...

Barack Choukhadarian

Un paio d'obbiezioni all'ottima Valeria:
1) la letteratura italiana ha una tradizione di romanzi piuttosto modesta. Le ragioni sono millanta che tutta notte canta; una è, ovviamente, la mancanza di una lingua nazionale fino ad almeno dopo la II guerra mondiale.
1.1) non so che sia il romanzo destrutturato ma, così a occhio, ne sto alla larga. I thriller sono un vèzzo recente e, come credo, già passato di moda - fatta salva la simpatìa personale di Faletti, se capìss.
1.2) il mémoir, che è gusto tipicamente franco-anglosassone, in Italia si è praticato pochissimo, sebbene a volte con grande gusto.

L'Italia, per quanto mi consta, è posto di racconti: dal Novellino, anzi da Boccaccio in poi.

SenzaUnaDestinazione ha detto...

Prosegue il dibattito su fb

Paola Pioppi alle 9.39 del 01 luglio
Molto bello questo botta e risposta....

Barack Choukhadarian alle 9.42 del 01 luglio
Montaldi è scrittrice che ìstiga, questa tua piazzetta letteraria è fatta (anche) del tuo fascino raccogitore.

Valeria Montaldi alle 14.53 del 01 luglio
Ce ne fossero tante di piazzette letterarie così! Trovo che sia molto intrigante per uno scrittore poter scambiare le proprie opinioni senza il filtro, spesso ideologizzato, di un cosiddetto "critico" disposto, per denaro o per ambizione, a dispensare giudizi, rigettando quelli che si discostano dal suo. Quando al thriller e al memoir, non si creda che sia così facile scriverli: entrambi i generi (e questa della forzosa divisione in 'generi' è un'altra specialità italiana, ma qui il discorso si farebbe lungo e richiederebbe una piazza invece che una piazzetta...) richiedono sforzo e disciplina: un thriller ben riuscito, così come un memoir non banale, meritano grande rispetto da parte del lettore, sempre che gli piacciano, ovviamente. Grazie per la definizione di "istigatrice". Se il mio istigare serve a promuovere e stimolare scambi così civili, ne sono ben contenta: abbiamo bisogno tutti di confrontarci l'un l'altro, senza confronto non si cresce.

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