
Ha rincorso in tutta Italia gli scrittori per cercare di capire i percorsi della loro professione, i trucchi insospettabili e tutto ciò che rimane fuori da un libro. Ora ha fatto lo stesso con i giornalisti: firme e volti celebri, oppure silenziosi ma fondamentali, gavette mai raccontare, aneddoti che hanno contribuito a costruire una carriera, o che ne hanno cambiato il corso, i servizi che non dimenticheranno mai, i loro modelli e la loro formazione. Ci metto la firma. La gavetta dei giornalisti famosi è il nuovo libro del critico televisivo Mariano Sabatini in libreria da oggi (Aliberti, pagg. 176, 18 euro). Sessanta interviste con domande che si ripetono, si incrociano, si ripropongono per ottenere risposte sempre diverse.
Chi erano questi giornalisti prima di diventare famosi e che gavetta hanno fatto?
Te ne posso dire alcuni, sono sessanta grandi nomi del giornalismo italiano e non solo. Come Vittorio Feltri, Fabio Caressa, Sandro Piccinini, Maria Giovanna Maglie, Pietro Calabrese, Antonello Piroso, Marcelle Padovani, Mario Giordano, Maria Concetta Mattei, Gigi Vesigna... Maria Cuffaro del Tg3 faceva l'insegnante d'inglese e sognava di diventare pittrice, un suo allievo le procurò un colloquio al Manifesto. Si travestì persino da prostituta e da zingara pur di realizzare servizi originali. Daniele Mastrogiacomo di Repubblica, al centro delle cronache planetarie per il rapimento in Afghanistan, cominciò dalle pagine pubblicitarie. Il gossipologo Alfonso Signorini insegnava latino e greco. Il conduttore di Terra su Canale 5, Toni Capuozzo, scriveva pezzi per il Tuttocittà. Maurizio Mannoni ha iniziato a lavorare negli scantinati di una tivù localissima di Roma, usciva con la troupe, con la consegna di non tornare se non con il materiale per tre o quattro servizi. Le curiosità che il libro rivela sono centinaia e chi sogna questo mestiere troverà un’infinità di dritte, consigli, esempi per mettersi sulla giusta lunghezza d’onda per debuttare in questa professione.
Con quale criterio hai scelto i sessanta professionisti del libro?
Semplice, ho scartato i colleghi troppo “bolliti”. I televisivi sovraesposti Vespa, Costanzo, Mentana… A Santoro, tanto per dire, ho preferito Sandro Ruotolo, a Milena Gabanelli, il suo collaboratore storico Bernardo Iovene. Ho voluto fortemente il racconto di Pino Maniaci, valoroso editore e direttore di TeleJato, l’emittente siciliana che denuncia coraggiosamente le malversazioni mafiose. Pare che non sia iscritto all’Ordine, e per questo è scoppiata un’insulsa polemica. Certo è più giornalista lui di tanti giornalisti-impiegati che vivono in letargo al calduccio delle redazioni.
Dopo gli scrittori dei due Trucchi d’autore e i giornalisti di quest’ultimo libro, quale categoria ti piacerebbe intervistare? E per chiedere cosa?
Mi frulla per la testa un’idea di altro tipo, chissà se riuscirà a sopravvivere e a farsi strada fino ad arrivare ai lettori. C’è poi sempre l’ipotesi di un “Trucchi di cant’autore”, sul lavoro di gente come Daniele Silvestri, Samuele Bersani, Claudio Baglioni, Antonello Venditti.

























