martedì 30 marzo 2010

Pierluigi Porazzi, L'ombra del falco

Sullo sfondo, opera di Massimo Caccia

Potrebbe fare il medico ma fa lo spazzino, con un senso di rassegnazione che gli impedisce di porsi domande che lo costringerebbero ad ammettere tutta la sgradevolezza della sua vita. Ha abbassato il profilo delle sua aspettative, portandolo al minimo. Fa ciò che deve e cerca di apprezzare solo quello che si può permettere. Majhid lavora in discarica, e quando vede quel braccio che spunta dai rifiuti è solo un lampo. Distinto e inconfondibile, diverso dalla materia che lo ricopre. Nitido. E' così che viene trovata la ragazza, uccisa e sventrata. E' solo l'inizio, le prime pagine del thriller di esordio di Pierluigi Porazzi, L'ombra del falco (Marsilio, 287 pagg., 17 euro). Sequenze concatenate, la sfida tra chi ha ucciso e chi indaga, ma soprattutto i mali di una parte d'Italia che potrebbe essere tutta l'Italia, la corruzione che dilaga e condiziona, le apparenze che non sono mai verità. Soprattutto un serial killer che condiziona l'impianto narrativo e lo trascina verso il thriller. Ci sono i non detti in questo romanzo, ma c'è anche la voglia di tratteggiare con cura i personaggi, anche quelli di secondo piano. Di dargli una storia che si intuisce e va oltre le righe.

Il tuo è un esordio che ha suscitato grande attenzione: da dove arriva questo romanzo e che strada ha seguito?
Il cammino de L’ombra del falco è iniziato nel 2008, con la partecipazione al prestigioso Premio Tedeschi. Nel pomeriggio del 27 agosto mi è arrivata una telefonata del grande Sergio Altieri, che mi comunicava che il mio romanzo, pur non avendo vinto, era stato apprezzato dalla giuria. Da questa enorme soddisfazione è arrivato sia lo stimolo a proporre il romanzo a varie case editrici che la convinzione di aver fatto un buon lavoro. Quindi è arrivata la proposta della Marsilio, a cui, ovviamente, trattandosi di una delle più quotate e interessanti case editrici in assoluto, ho detto subito di sì. Già pubblicare con Marsilio il primo romanzo (in precedenza avevo pubblicato solo una raccolta di racconti) è un successo, poi, come dici tu, L’ombra del falco sta ottenendo lusinghiere recensioni e un ottimo riscontro di pubblico, tanto che - notizia della settimana scorsa - è stata data alle stampe la seconda edizione, a poco più di un mese dall’uscita. 

Tra le tante metafore che è possibile individuare in questo libro - dai personaggi stessi al loro modo di agire - qual è quella che più di altre volevi far emergere?
Come giustamente hai notato, nel romanzo ci sono varie metafore. Quella che più volevo far risaltare riguarda la corruzione e il malaffare della società, che ho collocato nella provincia friulana ma che è in realtà specchio di una società italiana in generale. Niente e nessuno, in fondo, si salva, ogni personaggio corrotto del romanzo rappresenta un archetipo: c’è il politico onnipotente, il magistrato, il commissario di polizia... tutti asserviti a poteri più grandi di loro, che hanno utilizzato la loro posizione per fare carriera e per compiacere i loro referenti. Non è, però, una realtà di disperazione: la speranza risiede nell’individuo. Ognuno di noi, iniziando dalla propria vita e con l’esempio, può contribuire a cambiare le cose.   

Quanto la tua formazione giuridica ti ha condizionato nella scrittura di genere?
Poco, a dire la verità. Ho trovato ispirazione più nella mia passione per la criminologia, che ho studiato in parte all’università e grazie alla quale ho avuto modo di conoscere a fondo una figura come quella del serial killer, che da sempre ha interessato studiosi e artisti. Dal punto di vista letterario, ho cercato di dare un aspetto di originalità all’omicida seriale, qualcosa che non era ancora stato descritto da nessuno.


1 commenti:

Anonimo ha detto...

l'ho letto ed è bellissimo davvero.

ale mr