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mercoledì 22 dicembre 2010

Passeggeri

Fotografie di Annalisa Sonzogni
L'essenzialità si replica infinite volte, in un gioco modulare e di rimandi che non ci si stanca di scoprire. Basta anche solo un passo per cambiare la prospettiva, ribaltare un'architettura, trovarsi davanti alla cupola del Duomo, come se all'improvviso fosse calata al centro di Palazzo Terragni. Annalisa Sonzogni, con la mostra Passeggeri, è la prima artista ad aver conquistato gli spazi del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Como, grazie a un lavoro fotografico che parte dall'architettura essenziale e modulare della Ex Casa del Fascio, palazzo progettato dal razionalista Giuseppe Terragni negli anni Trenta.


Undici fotografie di grande formato - 200x160 cm, montate su pannelli mobili - si alternano a superfici a specchio, creando un gioco di false profondità e di movimenti fuori campo, come quelli dei militari che attraversano l'atrio o percorrono i ballatoi del palazzo, entrando a intermittenza far parte dell'installazione. Il grigio delle divise si armonizza con le sfumature dei vetri, delle pareti, di un insieme virato al neutro assoluto. Così la geometria immobile e autorevole dell'edificio, si presta a giochi che la stravolgono, come la fotografia che ritrae il Duomo dall'interno del palazzo, e lo avvicina a chi guarda grazie al millimetrico gioco di specchi.


Anche il vetrocemento, all'interno delle fotografie diventa un modulo infinito, che crea movimento rispetto al rigore delle pareti progettate da Terragni. Soprattutto le fotografie ritraggono sorci dei piani superiori o delle terrazze, spazi che ormai da anni non sono aperti al pubblico e che si intuiscono, parzialmente, solo con l'osservazione esterna dell'edificio.


Il risultato è divertente e curioso, pur in linea con il rigore di uno dei palazzi più interessanti e attuali dell'architettura comasca. Nata come mostra temporanea a inizio dicembre, la mostra - curata da Christian Galli con la consulenza di Giovanni De Francesco - è diventata ora una installazione permanente, affacciata su Piazza del Popolo.



venerdì 5 novembre 2010

Miniartextil

Carole Simard Laflamme, La robe des nations (6.000 abiti/semi in tessuti multietnici).
Installazione realizzata per l'Unesco
Mi appassiona, mi diverte, rimane tra i miei ricordi, perché ogni anno Miniartextil per me è un momento di distacco da tutto. Anche solo mezz'ora, il tempo di osservare le opere e le installazioni dell'ex chiesa di San Francesco prima di infilarmi al lavoro. Quest'anno la mostra ideata da Nazzarena Bortolaso e Mimmo Totaro celebra la ventesima edizione, dal titolo Un giorno di felicità, in omaggio all'opera di Isaac B. Singer, scrittore polacco Premio Nobel per la Letteratura nel 1978, autore di un racconto in cui la luce irrompe ad alleggerire i momenti più difficili. Ad ogni edizione trovo qualcosa su cui riflettere, con il bello di rimanere colpiti da un'immagine. Ormai ho visto centinaia di opere di arte tessile, e ogni anno mi chiedo chi sarà l'artista che saprà andare oltre le aspettative. Quello che mi farà scattare l'ammirazione, sicura di poterne scegliere uno su tutti. Mi guardo attorno e cerco la trasformazione di un materiale come non mi aspettavo, un'immagine a cui ripenserò di tanto in tanto. Qualcosa di semplice ma con una grande forza.

Da sinistra in alto Raffaele Penna, Il grande volo (Carta catramata, ovatta sintetica, lana),
Anila Rubiku, One night only (300 forme di differenti città, suoni e video),
Anna Ray, Knot (cotone e poliestere)
Nobuko Ueda, Performance (baco da seta, filo d'argento)
Ci sono i minitessili, cuore della mostra, trenta centimetri di lato riuniti al centro del percorso espositivo. E poi ci sono le installazioni. Il tratto comune è l'uso di fibre e oggetti che arrivano dalla natura, ma anche un solo filo di cotone, può assumere centinaia di vesti. Fibre di ogni genere, carta, seta, piume, ovatta, legno inchiostri, tessuto e fili di ogni colore e forma, metalli, cenere, aghi di pino, crini di cavallo e intestini di animali essiccati e resi impalpabili, garze e polistirolo, vetro, cotone e piume d'uccello. Qualche artista cerca di valorizzare la bellezza del materiale che ha privilegiato, altri cercano di raccontare una storia, rincorrono un simbolo. Negli anni ho visto migliaia di spilli sospesi in aria assumere una forma indimenticabile, e intrecci preziosi e certosini. Opere nate in questo spazio con lunghissime ore di lavoro e pazienza, e poi distrutte perché troppo delicate per essere trasportate.

Da sinistra in alto Ana Zlatkes, Amor (nylon e legno)
Rosalba Mitaritonna-Tana, ...nell'anno della tigre (carta, fibra di agave, canne)
Milena Anna Korczak, Exuberant enjoyement of life (tela, cotone lino)
Hélène Genvrin e Dario Zeruto, Cascada (550 fogli di carta di cotone fatta a mano, fili di carta di koro)
Quest'anno sono 54 i minitessili in mostra a San Francesco fino a metà novembre, a cui si aggiungono venti installazioni. Miniartextil è anche un percorso per la città di Como: alla Camera di Commercio con l'opera di Onoyama Kazuyo, al Museo Didattico della Seta con altre sei installazioni, tra cui le garze tinte di Anna Moro-Lin e le sfere di tessuto di Anna Pontel, poi i tappeti berberi esposti al Museo Archeologico e l'installazione di Antonio Noia in biblioteca.

Giusy Marchetti, Mi ritorni in mente (Fiat 500 del 1970 ricoperta di fili di lana
lavorati all'uncinetto a punto basso)
Da sinistra Nesem Hartan, Flame (lana, filo di ferro),
Helena Santos, The happiness carpet (carta, cotone, fili, colla, perline d'oro)
Il luogo che da sempre ospita questa mostra aggiunge molta magia ai momenti passati tra le opere d'arte, impone la lentezza del ritmo con cui si scivola in mezzo alle creazioni, tra osservazione di un piccolissimo particolare e la visione d'insieme che offre la navata centrale. Miniartextil è una bella mostra, ma anche un momento in cui si sta bene.


martedì 22 giugno 2010

Alvaro Molteni, Opere 1939-1952

L'essenza e la purezza stanno in una linea. Nera, soprattutto, ma anche bianca nel saltuario tentativo di staccarsi da un elemento forte e condizionante. Inquietante, a volte. Alvaro Molteni ha attraversato quasi un secolo di astrattismo, lo ha vissuto con dedizione assoluta, cercando di fare proprio il segreto che conduce alla capacità di togliere, di lavorare per sottrazione e arrivare a ciò che sta al centro del fare arte. Per i suoi 90 anni, l'artista - che ha fatto parte del Gruppo Como, studiando da Aldo Galli, Manlio Rho e Carla Badiali, e che ha sfiorato la Biennale Futurista del 1942, escluso all'ultimo perché troppo giovane - si racconta attraverso quattro personali che saranno allestite nel corso del prossimo anno. La prima, allo Spazio 2A di via Diaz 52 a Como, rimane allestita fino al 12 settembre e raccoglie una selezione di quindici opere realizzate tra 1939 e 1952. L'indirizzo, che si consoliderà negli anni successivi in un astrattismo puro e quasi impenetrabile, in queste opere mira già all'essenziale ma sperimenta ancora alcune morbidezze: nella varietà del colori, nelle sfumature degli sfondi o in qualche momento figurativo. 

Alvaro Molteni all'inaugurazione della mostra

Composizione, 1941

Ben presto il colore dominante di Molteni diventerà l'azzurro, in antitesi al non-colore bianco, unico a poter rappresentare il vuoto che dà un senso e un luogo alla forma. Gli elementi all'interno dell'opera diventano man mano i protagonisti di quel processo di epurazione, alleggerimento e pulizia attorno al quale si concentra la difficile e affascinante arte astratta dell'artista comasco, la cui ultima rinuncia è per i titoli: "Non voglio condizionare chi guarda" dice, ma soprattutto è una pretesa di attenzione, di sforzo mentale da parte di chi si ferma davanti all'opera, obbligato a una comprensione che non concede nessun aiuto. 

Composizione XIV, 1944

Anche le geometrie, già pure ed essenziali per definizione, sono destinate a diventare simboliche. Rappresentate da poche righe, da colori ricorrenti e basici. Con un obiettivo di equilibrio ma anche di sconcerto che non si può evitare davanti alla riflessione su tutto ciò che apre uno sguardo sul vuoto. 

Sintesi, 1943


Sintesi, 1944

Il lavoro di Alvaro Molteni arriverà a concentrarsi in una riga nera. Elemento minimo che impiega decenni a concedersi anche altre tonalità, ma non perde la decisione della forma, il suo ruolo di definizione di un campo e di uno spazio. Un quadrato rosso, qualche breve linea bianca: all'estetica non serve altro per raggiungere la sua pienezza. Un campo azzurro netto e deciso. Nobile, indipendente, esibito.


domenica 17 gennaio 2010

Battista Luraschi, Codici segreti

Sono forme che cambiano aspetto e significato, che si stravolgono fino a perdere il loro senso originario, per acquisire la forza della materia e del colore. Cartellette in polipropilene, spirali per rilegare dispense, fermafogli in plastica che diventano composizioni geometriche, o che si uniscono nel lavoro paziente della costruzione di un cavallo a grandezza naturale. Il colore, in Battista Luraschi, è forza allo stato puro, rinuncia ai compromessi e alle sfumature, per lasciare spazio alla geometria. La mostra allestita a Villa Calvi di Cantù fino al 20 marzo, racconta oltre trent'anni di questa ricerca, in un percorso di pura astrazione.




domenica 18 ottobre 2009

Miniartextil 2009, Lucean le stelle

Como, ex Chiesa di San Francesco, dal 26 settembre al 15 novembre 2009, Miniartextil. "Lucean le stelle". La XIX edizione della mostra di arte tessile è dedicata all'universo, in omaggio al 2009 anno mondiale dell'astronomia. Un percorso tra 84 opere di fiber art internazionale provenienti da 40 Paesi: 54 minitessili e 30 installazioni.
Quale opera mi ha colpito di più quest'anno? La cascata di spilli dorati del giapponese Takushi Aono, dal titolo "Ferita": un bagliore prezioso in cui l'esperienza del dolore si trasforma in illuminazione e bellezza. E poi l'impalpabile sospeso di “Different Worlds” un’istallazione di 13 elementi della ceca Blanka Sperkova che crea con le proprie mani reti e maglie in fili metallici: il senso della leggerezza che diventa forma. La stessa suggestione che si trova in "Cell-Microcosmos" di Makiko Wakisaka, venature di foglie d'albero e fili di nailon a formare la sospensione.



In sottofondo Desperation (Musicshake).

domenica 6 settembre 2009

Libri-Libri, come ricami

La sintesi culturale tra il leggere e il fare arte sta nelle opere di Vito Capone, e nei libri che ho visto e filmato alla Biblioteca di Como. La breve introduzione spiega come il suo percorso di ricerca lo abbia portato a realizzare questi delicati manufatti con il materiale e l’immaginario del libro, del testo, del volume. In mostra sono presenti circa una ventina di opere realizzate negli anni Ottanta, esposte fino al 13 settembre. Nei suoi libri, o nei singoli fogli, la carta diventa scrittura, messaggio, struttura parlante, grafica, scultura. Oggetti da sfiorare con lo sguardo, così leggeri negli intagli e nelle lavorazioni da rendere impossibile sfogliarli, piegarli, viverli come un qualsiasi oggetto libro.



sabato 18 luglio 2009

Alessandro Di Pietro: asinus e ungulati

Equus asinus N. 2 + Ungulati (-) =: un titolo tutto da decifrare per la personale di Alessandro Di Pietro, giovane artista comasco già intervistato qui, che fino al 29 luglio espone alla galleria Mon Ego Contemporary di Como. L’equazione di due recenti installazioni, che qui trova la sua sintesi, si propone di riflettere sul processo creativo come forma dell’opera d’arte. Così il primo termine Equus asinus N.2, è un'opera del 2009 al suo secondo allestimento, che ora si misura con questo nuovo spazio, costringendosi a stravolgere la fisionomia dei moduli che la compongono. Il secondo termine, Ungulati (-), realizzazione anche questa del 2009, è ancora una struttura modulare, composta da frammenti come quello raffigurato qui sopra, ma il tema questa volta è l’apparente fluidità dello sguardo d’insieme. Così questa mostra di Alessandro Di Pietro diventa anche un gioco: scoprire la relazione tra i due termini “matematici” e trovare a cosa corrisponde l’uguale dell’equazione.

La galleria Mon Ego Contemporary è in via Brambilla 36 a Como. Per visitare la mostra tel. 349.1802542 e 328.2730531.


sabato 13 giugno 2009

Le stanze dell'arte



Como, 12 giugno 2009, caserma militare De Cristoforis, inaugurazione della mostra Le stanze dell'arte. Diciassette pittori, scultori e fotografi del Gruppo Artistico Quartodecimo di Como, espongono trecento opere all'interno delle ex camerate.
I loro nomi: Daniele Alessi, Fabrizio Bellanca, Marco Besana, Alberto Bogani, Nicoletta Brenna, Vito Cimarosti, Enrica Frigerio, Matteo Galvano, Stefano Maesani, Angelo Minardi, Simona Muzzeddu, Carmelo Roberto Parisi, Alessandra Ronchetti, Bruno Saba, Aldo Scorza, Jo Taiana, Stefano Venturini.
Con la partecipazione di R. P. Zentara, artista austriaco che espone installazioni luminose, e del gruppo comasco OLO creative farm (Mattia Amadori, Andrea Corti e Max de Ponti) che, assieme a Omar Dodaro, presenta un video in cui protagonista è il tempo, racchiuso in una cabina rossa.

In sottofondo: Dreamscape, 009 Sound System.


sabato 6 giugno 2009

Gehard Demetz: Love at first touch



Como, 5 giugno 2009, sintesi in video dell'inaugurazione della personale Love at first touch di Gehard Demetz all'ex chiesa di San Francesco. Un percorso tra 30 opere in legno di tiglio, sculture di grandi e piccole dimensioni che rappresentano bambini dai volti imbronciati, realizzate assemblando piccoli tasselli dagli incastri millimetrici. Lo scultore altoatesino scolpisce forme e volti di bambini e adolescenti, dai corpi esili e incerti, con l'espressione scura di chi ha appena subito un rifiuto. Nei lavori più recenti, lo sguardo diventa ancora più drammatico, ma al legno si affianca un nuovo materiale, il bronzo, ultimissima fase di cui sono esposti tre lavori. Tutta l'opera di Demetz - dalla tecnica, all’odore del legno, alla particolare bellezza delle forme morbide, levigate, minuziosamente lavorate con lo scalpello sul fronte, ma frammentate e incompiute sul retro - si rivela anche ai non vedenti grazie a speciali percorsi sensoriali. Una possibilità riservata a tutti i visitatori, che possono affrontare la stessa esperienza indossando speciali cappucci scuri che privano della vista.

Tutte le info per visitare la mostra sono qui.

In sottofondo: After Hours, Twilight Archive, Ritual Fiction


mercoledì 6 maggio 2009

Antonio Gramatica, Digigrafie

Antonio Gramatica
Silenzi d'acqua
Digigrafie
Fino al 22 maggio, Libreria di via Volta, Erba




Digigraphie® , o digigrafia, è un termine che descrive la stampa effettuata con stampanti professionali Epson Stylus Pro con inchiostri UltraChrome™ o UltraChrome™ K3 su carta certificata. Ogni stampa è autenticata imprimendo numero e firma e viene consegnata con un certificato di garanzia. Il vantaggio che Digigraphie® rappresenta per artisti e fotografi è poter controllare in prima persona la qualità della stampa e il numero di copie riprodotte, con la garanzia che ciascun pezzo sarà l’esatta riproduzione dell’originale. La Digigraphie consente infatti agli artisti della fotografia, ai pittori e agli operatori dei musei di tutto il mondo di creare edizioni limitate e certificate dei capolavori originali grazie alla più avanzata tecnologia di stampa Epson, che garantisce qualità e durata eccezionali.


martedì 31 marzo 2009

Tre domande a Fabrizio Musa


Da un anno lavora con l’architetto svizzero Mario Botta, partendo dalle sue forme essenziali e affrontando un percorso verso la pulizia assoluta dell’immagine e l’esaltazione degli effetti luce-ombra. Il percorso di Fabrizio Musa, artista comasco, passa attraverso il razionalismo e la riscoperta dell'essenzialità della forma.

Come è nata la collaborazione con Mario Botta?
Un anno fa abbiamo scelto insieme quaranta edifici realizzati in tutto il mondo, da Tokio, agli Stati Uniti, fino al Mart di Rovereto, ma anche piccole opere come la chiesetta di Mogna. E' una ricerca sugli edifici a partire dalle piante, dalle bozze di progettazione, comprese quelle scartate o le pre-variazioni. Osservo l'intervento della luce, la struttura, i materiali utilizzati, attraverso le diverse visioni che mi derivano dal confronto tra più studi realizzati prima di arrivare alla mia interpretazione e quindi alla versione finale. Tutto questo diventerà una mostra nel 2010 a Milano.
Questo si può considerare un processo inverso rispetto a quello dell'architetto? Lui riempie il vuoto costruendo una forma, tu torni verso il vuoto destrutturando questa forma.
Si esatto. Il messaggio finale delle mie opere sta in un ritorno verso lo spazio vuoto, ed è il percorso esattamente contrario rispetto alla progettazione. Questo permette di vedere come interagisce la luce su determinati materiali o forme.
Continuando a stilizzare la forma, dove si arriva?
Non ho un'idea precisa del mio obiettivo. Sono certo che la partenza sta in un allontanamento dalla pura riproduzione, ma già questa è filtrata dal punto di vista fotografico che mi attira e che scelgo, e da qui si procede verso una sintesi della struttura. Mi piace l'idea di lavorare su immagini sempre più concettuali, partendo dalle strutture architettoniche come base.

Fabrizio Musa work in progress wall paint. Torino, Santo Volto, giugno 2008. Qui


domenica 1 marzo 2009

Un luogo, un suono, un'immagine, una storia

Le mie ultime ventiquattro ore sono state questo...


Un luogo: Palanzo di Faggeto Lario. Una strada tortuosa, rumori distanti, il lago dall'alto nascosto dalla foschia che lo protegge come una coperta sospesa, due ripetitori piazzati selvaggiamente sopra il cimitero, dove finisce la strada che tredici chilometri prima si stacca da Como, eppure nessun segnale capace di dare vita ai telefoni cellulari. Case di pietra arrampicate su livelli disordinati, gradini di acciottolato consumati, freddo dentro e fuori le pareti, finestre dove chi viveva decenni fa ha abbandonato un brandello di pizzo che sventola senza sosta. Un rifugio per artisti, musicisti, scultori, ceramisti. Un posto dove smettere di avere fretta.


Un suono. Edvard Grieg, Franz Liszt e Pyotr Ciajkovskij in un sorprendente adattamento per pianoforte de Lo Schiaccianoci di Franco Torri, pianista e compositore capace di assemblare note cariche di passione, come nei suoi Percorsi della memoria, e di rileggere gli spartiti dei grandi con devozione e innegabile bravura. Ogni due settimane nel salotto della sua abitazione di Lemna si ritrovano una trentina di persone, giovani e meno giovani, incantate per due ore dalle sue dita che scivolano sui tasti. In cambio per lui solo un caloroso applauso.


Un'immagine. Una forma essenziale, un cubo di luci fluo dove si incrociano luce naturale e artificiale. L'installazione BiancoFluo dell'artista comasco Yari Miele, allestita a Como, invita a girarle attorno, ad attraversarla, ad annientare i perimetri e gli spazi di cui sembra essere fatta, che scompaiono nel movimento di chi osserva e nel contrasto luminoso.


Una storia. I cinquecento quadri di Gianluigi Bianchi, artista milanese allievo di Aldo Carpi e scomparso nel 1973, ritrovati dopo quarant'anni di oblio ed esposti in questi giorni a Carimate. Pitture cupe dall'impatto quasi freddo, ma capaci di coinvolgere silenziosamente nella storia che raccontano, di bloccare lo spettatore nei pochi attimi in cui osserva l'altezzosa virilità di un gallo, l'inquietudine dei sogni di un macellaio, le ali di una farfalla destinate a vivere per il solo giro di una lancetta d'orologio, l'umanità di un asino. Un tratto pittorico spigoloso che ricorda Chagall, ma che si ammorbidisce nei bellissimi disegni: asini e ancora galli, uno dei suoi temi ricorrenti, un violinista e un giocoliere dagli sguardi distanti. Un "espressionista fiabesco", come lo hanno definito Dorian Cara, curatore della mostra di Carimate, e Antonella Ferrari, che si è fatta carico del lungo restauro di queste opere di cui ancora non si conosce la destinazione futura. Un indagatore delle solitudini dell'anima, dei drammi eterni, della curiosità del vivere alle cui spalle sta il ricordo della morte. Una piacevole sorpresa.



mercoledì 25 febbraio 2009

Tre domande a Mr.Degrì

Luca De Gradi-Mr.Degrì, 27 anni, artista comasco, è passato dalla street art alla tela, con opere di gradi dimensioni dai volti stravolti, espressioni estreme, colori dal forte impatto.

Cosa significa per un giovane artista formarsi attraverso la street art?
E' un'esperienza molto diversa rispetto al percorso normale che avvicina alla pittura. Qui si impara da soli, si insiste, si migliora. Dieci anni fa non era capita, ora invece è sempre più apprezzata. Per i giovani che vogliono avvicinarsi al mondo dell'arte, questa possibilità di esprimersi unendosi ai gruppi di strada costituisce un richiamo forte. I graffiti sono opere che hanno un impatto altissimo su chi guarda, e una capacità altrettanto alta di influenzare chi si avvicina a questa forma espressiva, perché è priva di imposizioni. Da questa esperienza mi è rimasto un bagaglio molto ricco".
Con quale tecnica realizzi oggi i tuoi quadri?
Sono autoritratti, è il mio volto che si ripete in espressioni estreme e diverse. Mi faccio autoscatti e li stampo in dimensioni giganti, con una apparecchiatura chiamata plotter. Su queste basi lavoro con smalti e acrilici, prevalentemente nero. Ora sto iniziando a usare i colori, ma sempre molto netti, rifacendomi alla pop art.
Da dove deriva l'inquietudine di questi volti?
Rappresentano il mondo in cui viviamo: le cose non funzionano, e allora le espressioni di chi lo vive diventano tirate, i loro sorrisi duri, esprimono la paura attraverso i loro occhi sbarrati. Vedo il telegiornale e poi lo racconto in un'altra chiave. Sono anche polemico a volte. Voglio essere un esempio trainante, anche usando una chiave poetica come l'arte, è il mio modo di urlare quello che penso.

La musica in sottofondo è questa.


domenica 15 febbraio 2009

Street Art a Erba


Sono arrivati i muratori. I sacchi di cemento e la calce, i ponteggi interni, le carriole e i camion per smaltire i calcinacci. Uno dei due edifici di Erba in via Leopardi messi a disposizione delle crew comasche, sta per essere ristrutturato, e tutto QUESTO presto sparirà. Rimarrà qui, sulle pagine di SenzaUnaDestinazione, almeno finché la rete non andrà incontro a un collasso globale e ci costringerà a rifare tutto da capo.

Mentre fotografavo pensavo a lui.


mercoledì 4 febbraio 2009

Silvia Cossetta, Tragedie

Oreste

Medea

Lico

Giocastra

Edipo

Deianiera

Clitemnestra

Antigone ed Emone


SILVIA COSSETTA, TRAGEDIE

"E’ un lungo sentiero quello imboccato da Edipo, Medea e Oreste che trascina i personaggi in violenze ed inganni: oggi come ieri la stessa sete di potere, la stessa fredda determinazione, la stessa disperazione... La luce scava nelle pieghe dell’anima, cerca un perché alla sofferenza, non si placa e non mitiga i contorni, appare come un bagliore sordo di speranza che illumina un vuoto".


domenica 28 dicembre 2008

Enzo Santambrogio, Scandalo Ticosa in vaso

Enzo Santambrogio, 100% scandalo TI.CO.SA. in granuli
(Barattolo da conserva, detriti industriali, sassi).
Controindicazioni: tenere lontano dalla portata dei bambini.
Non usare come esempio. Da smaltire preferibilmente entro...?

La rovina dell'ex tintostamperia Ticosa di Como, da simbolo di un settore che ha arricchito un intero territorio e creato un'economia, a rifugio labirintico per disperati di ogni nazionalità. Vent'anni di decadenza esibita al centro della città, un deposito di amianto silenzioso, ignorato e sconosciuto.

Massive Attack, qui.

lunedì 15 dicembre 2008

La coperta delle donne


LA COPERTA DELLE DONNE
150 artiste per un progetto di Alina Rizzi
tessuto e materiali vari
cm.450 per cm. 300
Attualmente esposta a Mosca

(click sull'immagine per ingrandire e vedere da vicino i pezzi)

Alina Rizzi, Evelina Schatz, Nadia Magnabosco, Mavi Ferrando, Renata Meženov Sa, Margherita Mariani, Nadia Mariani, Patricia Yumi Kawahara, Monika Wolf, Anna Aurenghi, Mariella De Santis, Susanna Hinnawi, Armanda Verdirame, Anna Maria Prina, Silvia Cibaldi, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo, Anna Rosa Faina Gavazzi, Sylvie Durbec, Susanna Lehtinen, Pirjo Heino, Simona Fumagalli, Jiulia Riabova, Rita Frigerio, Antonia Anzani, Isa Martini, Clotilde Broglia, Irja Rautala, Bianca Madeccia, Marta Dolfin, Christa Maria Wibbelt, Chiara Bonetti, Monica Marina Rossi, Rosanna Veronesi, Daniela Invernizzi, Maimuna, Gretel Fehr, Aurelia Pasotti, Bice Masciadri, Manuela Amati, Nevia Gregorovich, Fausta Squatriti, Gulla, Giada Mariani, Franca Munafò, Carolina Cuneo, Lis Rejnert Jensen, Rosa Knippling, Emanuela Comparetti, Fatima, Donatella Berra, Susy Zappa, Rosalba Battaiotto, Mari Jana Pervan, Hanne Matthiesen, Enrica Mauri, Stefania Mazzi Spagnol, Graziela Gianola, Ulla Drejo Jensen, Marisa Cortese, Emanuela Mezzadri, Vera Wildner, Iara Saltiel, Carnen Jardin, Vera De Antoni, Stefania della Torre, Marilù Cattaneo, Susanna Hinnav, Lucia Thoné, Mara Caruso, Estelia Branco, Luisella Carretta, Carolina Cuneo, Teresina Bof Reis, Heloisa N. Sonagua, Mesther Mussoi, Clara Figueira, Deo Miranda, Thereza De Azevedo Jacob, Leci Bohn, Sirlei Caetano, Vera Regina Presotto, Rosana Lang, Marialuiza Cangeri, Therezinha Fogliato Uma, Jane Beatriz Balconi, Jasira Fagundes, Luiza Gutierrez, Maria Do Carmo Toniolo Kuhn, Maria Darmeli Araujo, Jeanette, Jussara Leite Krombauer, Nevia Mattioli Leite, Terezinha Dirce M. Jesus, Eny Herbest, Maria Cecilia Remunato, Elia Gatti, Vania, Gunel Yuran, Micaela Toruaghi, Giuliana Pongiglione, Francesca Santucci, Bruna Di Rodi, Maria Sabrina Consonni, Kosty, Elisabetta Colzani, Teresa Turati, Emanuela Comparetti, Lavinia Thys’, Marina Costa, Ieda F. Mariano, Maria Julieta Ferriera, Teresina Bianchi, Marines Spagnol, Maria Eliane Radè, Alba De Col, Paola Pioppi, Serena Rossi, Stefania Ratti, Celina Spelta, Maria Inversi, Sylvia Faddis, Giuliana Galli, Chiara Pioppi, Antonia Pozzoli, Cristina Caremi, Mariella Bianchi, Paola Marchetti, Angelica Tulimie, Irma Kennaway, Draga Obradovic, Brigitte Koehne.