sabato 14 febbraio 2009

Le stagioni del San Martino


"Il pessimismo è una malattia?". Il titolo spunta da uno schedario, scritto a macchina con le sbavature di nastri ormai dimenticati. L'articolo, pubblicato su un numero del 1928 della rivista Psicologia, lascia questa risposta in sospeso, come tante altre legate alla diagnosi, gestione, cura e non-cura della malattia mentale negli ultimi centocinquanta anni. Una domanda che non possiamo trattenerci dal porci anche oggi, nel tentare di addentrarci verso i sottilissimi confini tra gestibilità e comprensione della complessità umorale, caratteriale, nervosa. Eppure domande e risposte a volte non occupano il piano principale di un ragionamento, ma possono - al contrario - lasciare spazio solo al lusso dell'osservazione, della percezione, dell'invasione di sensazioni da conservare allo stato puro, senza rielaborazione razionale. Il fotografo Gin Angri e il poeta Mauro Fogliaresi hanno fatto esattamente questo quando, per la prima volta, hanno iniziato ad esplorare e ritrarre l'ex ospedale psichiatrico San Martino di Como partendo dall'archivio che custodisce 42mila vite di pazienti, lo schedario della biblioteca, le comunicazioni amministrative, le cure a base di iperico, inoculazione di malaria ed elettroshock, le lettere mai spedite di pazienti che per anni sono rimasti ad attendere ogni giorno le risposte. Una città sconosciuta che per quasi due secoli ha vissuto come un'enclave nella città conosciuta, senza interazioni dirette, nonostante le duemila vite che la struttura di cura psichiatrica, una delle più grosse in Lombardia, è arrivata ad ospitare anche in tempi recenti, prima dello smantellamento imposto dalla legge Basaglia nel 1978. Il libro Le stagioni del San Martino. Documentario fotografico sulla psichiatria (Marna edizioni, 280 pagg., 30 euro) racconta lo stretto indispensabile per farci comprendere cosa stiamo per vedere, e poi lascia spazio alle immagini, ai volti, agli sguardi dei ricoverati, a quelle espressioni che oggi ci appaiono quasi grottesche nella loro approssimazione. Calligrafie accuratissime, nelle schede parlano di pazzia morale (ma cosa sarà mai...?) e quella parziale, della mania furiosa, della melanconia e della demenza, delle preoccupazioni ipocondriache che bastavano a far guadagnare anni di ricovero coatto, delle mentecatte, dei malati psichici di ogni età ricoverati assieme ai detenuti con problemi comportamentali e ai pellagrosi. Il libro è un rispettoso e delicato viaggio da tre punti di vista, ognuno dei quali lascia un segno: l'esplorazione dell'archivio, la dismissione dell'istituto, il rapporto del San Martino con la città e il territorio, con le tante foto in bianco e nero scattate dai degenti geriatrici. Mi fermo qui, aggiungo solo un assaggio di queste immagini.











lunedì 9 febbraio 2009

Regole di gestione di una biblioteca domestica

IL CASO SenzaUnaDestinazione


TIPI
Quelli che tieni anche se non leggi, ma sei convinto che prima o poi lo farai.
Quelli che non sai dove collocare perché anche chi li ha scritti non sa dove collocarsi.
Quelli di autori che hanno scritto tanto e la loro fila è lunga.
Quelli che possono stare sdraiati tanto non li riguardi quasi mai. Oppure sono belli anche così.
Quelli che puoi mettere dietro nelle file doppie perché non è importante vederli.
Quelli che sei orgoglioso di averli letti ogni volta che li guardi.
Quelli che ti ricordano una persona, un luogo, una vacanza, un viaggio. Che si sono consumati e bagnati in spiaggia, che hanno una macchiolina di caffè o che ti sono caduti mentre camminavi per strada.
Quelli che sai di avere letto ma non ti ricordi di cosa parlano.
Quelli che ogni tanto ne rileggi una pagina.
Quelli che smarchi da anni e li vivi come una minaccia ogni volta che ti fissano dallo scaffale.
Quelli che accumuli per quando sarai una pensionata felice.
Quelli che hai conosciuto l'autore e gli sei affezionata anche se non ti hanno fatto impazzire.
Quelli che sono impignati per terra perché non hai avuto ancora tempo di sistemarli, e se li trascuri per una settimana le torri di carta si moltiplicano.

SUDDIVISIONE
Io sono per i generi. Quindi nazione e autori in ordine alfabetico. Le sequenze compatte degli imperdibili a scandire l'alternanza: Yourcenar, Kundera, Malet e Manchette, Simenon, la Cornwell per i momenti così, la Divina Commedia in più edizioni che l'adoro, il Nord Europa che si prende sempre più spazio, gli erotichelli che stanno da soli in alto, la poesia in blocco, la Giménez-Bartlett letta e amata, i Vazquez-Montalban tutti compreso suo figlio, i Garçia Marquez, gli Arriaga pochi ma buoni. Oppure classici, la filosofia che si trasforma e gradualmente diventa sociologia, e lì vicino c'è anche la psicologia. Tutto il crimine sullo stesso ripiano, dalle analisi mentali alla storia delle rapine. L'angolino delle graphic novels, per non dire dei fumetti, il misto dalle cronache, le antologie e poi quello che non è collocabile. Infine i ricettari: fotografici, belli, costosi. Non necessariamente da usare, solo da guardare.

NUOVI ARRIVI
Ci sono quelli che compri perché te li hanno consigliati, perché hai letto una bella recensione, perché li aspettavi o perché lo sai tu e basta. Ci sono i libri che ti regalano gli amici-amici, perché solo loro sanno cosa non hai. Oppure chi ti vuole bene, che ti studia per un po' prima di azzeccare il titolo. E poi ci sono quelli che ti arrivano, dagli editori e dagli autori. Il caso SenzaUnaDestinazione conta tra i 20 e i 30 nuovi ingressi ogni settimana. Non li può tenere tutti.

REGALI
Nessun libro si butta, per principio e perché c'è sempre qualcuno a cui puoi regalarlo. All'inizio pensavo alle biblioteche, poi ho capito che non tutte apprezzano la donazione, allora ne ho scelta una in particolare: quella del carcere. A loro regalo libri nuovi o in buono stato: arrivano a persone che spesso si affezionano alla lettura solo durante la detenzione, ma che mostrano passione e coinvolgimento. Thriller per il maschile, amore, sentimenti e magia per il femminile. Questi vanno per la maggiore, ma tutto piace.
Poi ci sono amici e amiche, a cui distribuisco in base al genere e alle preferenze: l'azione e il poliziesco a M., i sentimentaloni a T., i passionali un po' stuzzicanti a un altro M., i doppi scambiati con B., ogni tanto arriva C. che fa un'incursione che le basta per qualche mese, e via discorrendo. A volte uno rimane in parcheggio per un po', ma poi trovo il lettore adatto anche a lui.
Qualcuno (giornalisti o simili, si dice) pare che li rivenda a metà prezzo, soprattutto se di prestigio: se è per beneficenza la causa è nobile, altrimenti si commenta da sé.
Quelli per i regali di compleanno, Natale o per le occasioni, si comprano sempre: la donazione qui prenderebbe il sapore del riciclaggio.

MANIACALITA'
La prima forma è nel puro possesso. Nel rifiuto di prendere il libro in una biblioteca pubblica, perché deve essere tuo e basta. Nella passione per l'oggetto in sé, per la sua copertina, la sua forma. Nella prima pagina in cui c'è il mio nome e cognome, il mese e l'anno in cui ci siamo incontrati, il numerino in matita nell'angolo.
Poi c'è la maniacalità della dedica con firma: lo scarabocchio e finita lì degli anglosassoni e degli americani, il calore di spagnoli e sudamericani, i francesi che dipende da quanto sono simpatici e di buonumore in quel momento. Gli italiani che si va dal legnoso a quello che ti conquista con due parole scritte sulla prima pagina.
Infine c'è l'ex libris: bello ma scomodo, ogni volta te lo devi appiccicare, e poi magari dopo un po' ti stufa. Ora sto ragionando su un timbrino personalizzato: devo ancora capire se mi piace.
Questa GALLERIA FOTOGRAFICA è maniacalità, feticismo, esibizionismo e forse anche qualcosa di mentalmente disturbante.


ERRORI DA NON COMMETTERE
La classificazione con il progressivo numerico, perché imprigiona. Se già fai fatica a separarti da un libro, anche se vecchio e mai letto, il fatto che tu lo abbia classificato con un numero, che andrebbe sostituito per non creare presenze fantasma, diventa un impedimento mentale ulteriore.
Prestare: mai, mai e poi mai. Perché li pasticciano, li stropicciano, non te li restituiscono e tu devi sostituirli con un anonimo qualunque, lo stesso titolo impoverito del vissuto che vi legava.

PER CONCLUDERE una bibliografia, pescata random mentre mi guardavo in giro:
Riccardo De Bury, L'amore per i libri, Rizzoli Bur
Tzvetan Todorov, La letteratura in pericolo, Garzanti

In sottofondo lei da Parigi



mercoledì 4 febbraio 2009

Silvia Cossetta, Tragedie

Oreste

Medea

Lico

Giocastra

Edipo

Deianiera

Clitemnestra

Antigone ed Emone


SILVIA COSSETTA, TRAGEDIE

"E’ un lungo sentiero quello imboccato da Edipo, Medea e Oreste che trascina i personaggi in violenze ed inganni: oggi come ieri la stessa sete di potere, la stessa fredda determinazione, la stessa disperazione... La luce scava nelle pieghe dell’anima, cerca un perché alla sofferenza, non si placa e non mitiga i contorni, appare come un bagliore sordo di speranza che illumina un vuoto".


lunedì 2 febbraio 2009

Parole, da ripensare


Ripenso alle parole, al valore di ognuna e ai loro significati, alle densità che si sono perse strada facendo, a ciò che veramente trasmettono. Alla strada lunga che hanno percorso, trasformandosi nei secoli tra scrittura e parlato. Ai contenuti svuotati dalla fretta, all'impoverimento del linguaggio, alla ripetitività di espressione, a qualcosa di importante che mi sembra di dover mettere a fuoco.Allora le isolo, cercando di ritrovarne il senso profondo, che sia assoluto o legato al significato che io gli attribuisco. Le porto con me una alla volta. Cerco di pensarle e di ripensarle, di salvarle, di custodirle. Senza fretta.

RIFLETTERE, tornare a farlo
BANALITA', quanto spazio si sta prendendo
POVERTA', quanto è distante
BENESSERE, da dove passa
ELEGANZA, in quali confini vive
TELEVISIONE, cosa ci sta dicendo
PROTAGONISMO, in quale forma ha un senso
ARTE, quanto ne abbiamo bisogno
AMICIZIA, concetto facile, e invece no
CRUDELTA', se serve, quando serve, perché serve

Nella foto, dal basso verso l'alto, per stimolare i pensieri.
David Le Breton, Il sapore del mondo. Un'antropologia dei sensi, Raffaello Cortina
Elisa Paganini, La vaghezza, Carocci
Laura Bazzicalupo, Superbia. La passione dell'essere, Il Mulino
Davide Miccione, Guida filosofica alla sopravvivenza, Apogeo
Gilles Lipovetsky, Una felicità paradossale. Sulla società dell'iperconsumo, Raffaello Cortina

Un jazz, qui

domenica 1 febbraio 2009

Trastevere per un giorno


Si vedono per un attimo come macchie di colore, le foto sono sfuocate, impossibili da scattare mentre si viaggia a trecento all'ora sulla linea Milano-Roma. Rimangono le forme strane che sfumano, qualche faccia di pupazzo che interrompe il cemento, la sfida giocata a colpi di bombolette spray di chi da anni e di nascosto riveste i palazzi abbandonati, i terrapieni lungo la ferrovia, i vecchi vagoni dei treni. Tutto questo ti segue per meno di quattro ore tra Milano Centrale e Roma Termini, fino a una stazione lontana seicento chilometri da quella della tua città. Clima tiepido, librerie nuove, thè giapponese al gelsomino, ancora una presentazione, un libro che hai già letto e che anche questa volta ti appare diverso. E poi i volti, quelli che avevi visto solo in foto e quelli di chi avevi conosciuto solo per la scrittura, per i blog, per la condivisione di opinioni e di argomenti. Te li trovi davanti, qualcuno è uguale qualcuno no. Sorrisi e sorrisi, da lì in poi tutti insieme. Per finire una carrellata di fritti a cena, anche se non ne mangi mai: il merluzzo, il fiore di zucca, il supllì di riso (e finalmente ho assaggiato pure quello, con le mani altrimenti guai...), porzioni che ti bastano per una settimana, la delicatezza culinaria lasciata ai deboli di stomaco.
E il ridere, tantissimo, fino allo sfinimento.

Quello che ho cercato di catturare sta qui.

Da questa gita sono tornata con:
Paul Eluard e Benjamin Péret, Proverbi surrealisti (Stampa Alternativa)
Paolo Pedote, Come in un film di Almodovar (Coniglio editore)
aa.vv., La superiorità naturale della donna (Colonnese editore)
Philip Roth, Il seno (Einaudi), grazie E.
Giovanni Papini, Gli imbecilli (Stampa Alternativa)
William T. Vollman, Manette. Istruzioni per l'uso (Fanucci)
Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita (graphic novel di Andrzej Klimowski e Danusia Schejbal, Guanda)

La musica ha questo ritmo

Lui c'era, anche lui, lui, e lui, e poi lei, lei, e lei