venerdì 9 ottobre 2009

Chi è Herta Müller

"Con la concisione della poesia e la schiettezza della prosa ha tratteggiato il panorama dei diseredati": questa la motivazione con cui Herta Müller ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura 2009. Poche righe che non bastano a spiegare chi è la scrittrce rumeno-tedesca e cosa rappresenta con la sua scrittura.
Il suo romanzo di maggior successo è Il paese delle prugne verdi, unico pubblicato in Italia nel 2008 da Keller, piccolo editore di Rovereto (256 pagg., 14 euro), ritratto impietoso di un paese dominato dalla paura e dall'oppressione della dittatura. Tradotto in 15 lingue, il romanzo è in realtà un poema in prosa, con il quale si è aggiudicata anche l'Impac Dublin Literary Award, il premio internazionale più prestigioso dopo il Nobel per la Letteratura. Oltre a questo, Herta Müller ha ricevuto 14 riconoscimenti, molti dei quali in Germania, che l'hanno resa una delle maggiori scrittrici viventi di lingua tedesca.
“Cerco sempre di immaginarmi ai margini dell’avvenimento che sto osservando - diceva in una intervista di alcuni anni fa - . Vedo che gli uomini agiscono in modo apparentemente libero e non si accorgono di essere sottoposti a vincoli ben precisi, di essere prigionieri di un meccanismo, di agire con la libertà di una marionetta. E io cerco di rappresentare questo meccanismo». E' la vita ridotta alla sopravvivenza, al ripetersi di gesti e azioni senza anima, uniformati da una natura che non nasconde mai la meschinità e la crudeltà gratuita che la contraddistinguono: odori e sapori sgradevoli, il caldo soffocante o il gelo pungente, la malattia e la morte. "Credo di essere nata con un senso di disgusto per la vita", concludeva la Müller.
Il suo primo libro di racconti, Bassure, era uscito in Romania nel 1984, fortemente censurati dal Governo Ceausescu. Tre anni dopo la Müller, col marito, lascerà per sempre la Romania per stabilirsi a Berlino Ovest.
In Il paese delle prugne verdi, ambientato nella Romania degli anni Ottanta, quattro giovani si ritrovano uniti dal suicidio di una ragazza. Da quel dolore e dalla consapevolezza di vivere in un Paese sottomesso alla dittatura, scaturisce una comune voglia di libertà, fatta di letture e pensieri proibiti: una oscurità opprimente, in cui sopravvivono l'amicizia e l'amore.


martedì 6 ottobre 2009

Cristina Zagaria, Perché no


Perché non farlo? Perché no, perché non ci sono motivi veri, perché nessuno mi ha insegnato a rispettare i confini delle vite degli altri, le paure, il diritto a stare bene. Così la vera ricostruzione di una rapina realizzata da due ragazzini a Napoli, in Perché no di Cristina Zagaria (Perdisa, pagg. 128, 9 euro) si trasforma in una istantanea che ci trascina nel prima e nel dopo, in ciò che sta intorno. Soprattutto ci mostra quello che inesorabilmente manca.

Perché raccontare questa storia?
Da quasi tre anni vivo e lavoro a Napoli. E mi sono perdutamente innamorata di questa città. Dopo l’Osso di Dio e l’esperienza in Calabria mi sono messa a caccia di una storia napoletana, ma cercavo una storia non gridata, non troppo nota, non eccessiva e soprattutto una storia non scritta né letta. Napoli credo sia una delle città più raccontate e da firme che non ammettono paragoni. Cercavo, insomma, una storia “piccola”, ma che mi permettesse di esplorare l’anima di questa città, che mi ha lasciato senza respiro. Quando è accaduta la vicenda di Daniele e Francesco ho pensato: ecco la mia storia… Il fatto di cronaca è del 29 gennaio. Io ho cominciato a scrivere Perché no il 10 febbraio, partendo dal racconto dell’organizzazione della rapina per avventurarmi nella giornata di questi due adolescenti, nelle dinamiche della loro banda. Fino a intrufolarmi nella vita della vittima predestinata.

Nel tuo scrivere viene prima la trama o lo stile?
La trama. Viene prima la trama. Lo stile, per me che scrivo tutti i giorni è tecnica, esercizio costante, necessità…. La trama invece deve scegliermi, e io poi la seguo. C’è un patto tra me e la trama di ogni mio romanzo.

Pregi e difetti, o pericoli, di questa commistione tra cronaca e narrativa.
Per me i romanzi sono uno sfogo. Mi permettono di buttare fuori sentimenti, emozioni, particolari raccolti quotidianamente con il lavoro di giornalista, ma che non trovano spazio nella rigida gabbia del giornale. Insomma vedo solo pregi. La cronaca paradossalmente è così poco raccontata… stessi titoli, stesse foto, stesse fonti… Mescolando la cronaca (non dimenticandone mai, però, il rigore) con la narrativa trovo più spazi di libertà, e l’una dà più forza all’altra. Credo che anche il lettore percepisca questa forza.


lunedì 28 settembre 2009

Occasioni speciali

Ci sono momenti che valgono anche questo, la sfida tra il tacco cattivissimo e il pavimento ostile. Per arrivare a fine giornata di un debutto importante e poter dire di avercela fatta, anche da questo punto di vista. La partenza - emozionante - dell'ottava Passione, se lo meritava.
La foto è di Marina Magri, bravissima.


venerdì 25 settembre 2009

Si parte, anche quest'anno


Sarà bel tempo domenica, dicono. Intanto, come al solito quando manca così poco, mi chiedo se ho fatto tutto. Se ho dimenticato qualcosa o qualcuno. Se mi basterà un giorno solo per trasformare quello che c'è ora nello scenario sgombro di un villa d'epoca, in ciò che si vedrà domenica. Un anno nel mio cervello, sei mesi di e-mail, telefonate, riunioni, comunicati stampa, newsletter. Di parole, di altri festival, di idee. Di entusiasmo accumulato e trasmesso. Di passione, perché se si chiama così non è un caso. La passione per il delitto. Il mio festival. E' diventato di tanti ormai, ognuno ne ha creato un pezzo negli anni, lo ha costruito, vissuto, migliorato. Gli ha dato vita. Si è affezionato. Ma io continuo a sentirlo mio, quella cosa nata senza pensare al dopo, come quasi tutte le cose che faccio. E che ora ha accumulato otto anni di vita. Li tengo io i conti dei numeri, e sono la prima a non percepirne il significato profondo: 479 ospiti, 333 scrittori e altrettanti libri, 21 arrivati da mezza Europa e dall'altra parte del mondo, 50 laboratori per bambini, 8 mostre d'arte. Quasi cento giorni passati a Villa Greppi, a sentir parlare di libri gialli o noir, polizieschi o thriller. Di violenza dissimulata e inventata. Di pretese di realtà e di ottima finzione.
I numeri che contano per me sono altri, e non sono elencati in una tabella. Sono quelli dei legami, delle amicizie, delle emozioni, della crescita. Degli affetti, importanti. Del tanto che ho dato e dell'infinito che ho ricevuto da quando il mio mondo si è aperto a tanti altri mondi diventati una parte della mia vita. Da quando ho abbattuto i confini del mio esistere qui e ora, e mi sono fatta trascinare in giro attraverso le scritture, i libri, le copertine, i vissuti, gli interessi comuni e quelli contrari, il confronto e l'arricchimento. I volti nuovi e mai più rivisti, che mi hanno lasciato qualcosa di bello. Quelli diventati irrinunciabili.
E' partito tutto da lì, stagione dopo stagione. E lì ritorna a fine settembre, da otto anni.
Si chiama Passione.


martedì 22 settembre 2009

Io sono paranoico

Le regole sono le solite: rispondere alle domande senza mentire e alla fine contare i sì. La maggioranza rispetto al totale accerta la diagnosi. A quel punto niente paura: l'eziologia ci conferma di essere andati nella direzione giusta ma, subito dopo, la cura ci spiega come risolvere il caso. Del resto, se si è paranoici, la cosa migliore è farsene una ragione e cercare di cogliere i lati positivi dell'essere insopportabilmente ansiosi, se si riesce a trovarne almeno uno...
Io sono paranoico di Dennis Diclaudio (pagg. 191, 11 euro), è uno dei numerosi titoli che io trovo geniali pubblicati da Isbn. "Guida tascabile ai tremendi disturbi mentali che già credi di avere" è il sottotitolo, perché la prima prova è su se stessi. Ma poi diventa impossibile non misurare chi ci circonda, iniziando a imporgli un test prima di ogni conversazione.
Passiamo agli esempi.

1. Hai un temperamento ansioso o nervoso?
2. Scatti facilmente?
3. Sei ricettivo quando ti danno un ordine?
4. Fai più o meno tutto quello che ti viene ordinato?
Come non riconoscere in tutto questo il "Disturbo dei saltatori francesi del Maine", altrimenti detto "Latah"? Chi si ostina a non voler vedere il lato clinico chiama tutto questo serietà o affidabilità. Ma attenzione, è il primo passo verso l'ipocrisia, che potrebbe sfociare nel seguente disturbo:
1. Spesso ti senti frustrato?
2. Ti senti sopraffatto dalle emozioni?
3. A casa tua ci sono buchi nel muro?
Cos'è? Facilissimo: "disturbo esplosivo intermittente", detto anche "disturbo della rabbia".

Andiamo avanti:
1. Ti capita di sentirti apatico?
2. Ti senti separato dal mondo che ti circonda?
3. Ti senti mai come se fossi un robot, programmato per vivere in un certo modo?
Quale essere umano potrà esimersi dal rispondere in modo affermativo ad almeno due di questi quesiti? Nessuno, perché tutti siamo affetti da disturbo di spersonalizzazione.

1. Credi mai quello che credono gli altri?
2. Alcune delle tue convinzioni profonde sono, diciamo così, un po' insolite?
3. Sei intimo di una persona a cui è stato diagnosticato un Disturbo Psicotico?
E' il "Disturbo psicotico indotto", ovvero "Folie à deux". Attenzione prima di rispondere negativamente alla domanda numero tre: conosciamo davvero i lati oscuri di chi abbiamo accanto?

Il capitolo finale è dedicato ai disturbi sessuali ("perché il sesso è la porta di ingresso di centinaia e centinaia di nevrosi"...). E qui non mi inoltro. Fatelo voi.
E ricordate che conoscere significa prevenire....