
Mi sono arrivate oggi, due buste che è davvero un peccato aprirle, mandate da un amico che da alcuni anni vive in Giappone. Sono due confezioni di tè selezionato, uno in polvere e uno in bustine, entrambi da sciogliere nell'acqua bollente senza aggiungere niente altro. Quello a destra è il 抹茶 Matcha: le foglie vengono cotte al vapore, asciugate e ridotte in polvere finissima. È il tipo usato nella cerimonia del tè, grande rito collettivo a cui mi piacerebbe prima o poi assistere. L'altro è il 煎茶 Sencha: le foglie sono esposte direttamente alla luce del sole, ed è la varietà utilizzata in Giappone per il consumo giornaliero, essendo il più diffuso tè verde giapponese. Ne bevo ettolitri, estate e inverno, durante i pasti o come bevanda del pomeriggio. Non solo verde, mi piace il tè in genere, quello nero e quello bianco, ma sempre puro: niente aromatizzazioni fantasiose (solo al bergamotto, un classico inglese), né forzature del gusto, bevuto amaro o con un po' di zucchero integrale. Quello verde è tra i più delicati, estratto da foglie di Camelia sinensis prive di fermentazione. E' anche tra i più ricchi di proprietà, come è ormai risaputo. Il tè è un mondo, una cultura vastissima e complessa quasi quanto il vino, che muore nelle corsie dei supermercati e nelle bustine in scatola delle aziende più note, riempite con la polvere che avanza dai processi di lavorazione.