giovedì 22 ottobre 2009

Pochezza

A volte si è preparati, ma anche no. Pensi di avere a che fare con una superficie, e poi scopri che è già materia. Che non c’è altro. Tutto quello che esiste è lì da vedere, e non avrai niente di più. La forma spesso inganna, crea uno stereotipo e quindi delle aspettative. Dai per scontato che chi sa ragionare su una materia possa farlo su tutto. Che lo spessore sia qualcosa di costante. Invece varia. Si assottiglia fino a scomparire. Può essere professione eccellente, e poi senso dell’umanità ridotto al minimo. Incapacità di comprendere il significato profondo delle parole. Insensibilità verso i gesti, le sfumature.
Rifletto su questo, sulla pochezza che non ti aspetti. Che diventa delusione. Che non ti lascia margine, anche se vorresti trovarlo. E’ cosa diversa dalla semplicità, è solo assenza. Impossibilità di farcela, di arrivare più in là. Una guerra persa.


Da leggere:
Laura Boella, Sentire L'altro. Conoscere e praticare l'empatia (Raffaello Cortina)
Dylan Evans, Emozioni. La scienza del sentimento (Laterza)
Tullio De Mauro, Guida all'uso delle parole (Editori Riuniti)
Elisa Paganini, La vaghezza (Carocci)
Sergio Benvenuto, Accidia. La passione dell'indifferenza (Il Mulino)
Ermanno Bencivenga, Filosofia: nuove istruzioni per l'uso (Bruno Mondadori)
Davide Miccione, Guida filosofica alla sopravvivenza (Apogeo)
Piero Paolicchi, Il fattore I. Per una teoria generale dell'imbecillità (Felici editore)


mercoledì 21 ottobre 2009

Massimo Carlotto, L'amore del bandito

(foto di Marina Magri, La passione per il delitto, 11 ottobre 2009)

Un fatto vero scatena il ritorno dell'Alligatore, il protagonista dei noir di Massimo Carlotto, che da qualche tempo aveva lasciato spazio a sperimentazioni di scrittura a quattro mani - con Francesco Abate e Marco Videtta - o a progetti come Perdas de fogu con Mama Sabot. Il nuovo L'amore del bandito (Edizioni e/o, pagg. 191, 15 euro) si apre con il testo di una interrogazione parlamentare presentata nel giugno 2004 al Ministro della Giustizia, in merito alla sparizione, avvenuta il 17 marzo, di 44 chili di droga dall'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Padova, conservati in un laboratorio a cui si accede da una porta blindata con pass e codice dall'allarme. E' l'inizio di una storia di criminalità organizzata, come quasi sempre avviene nei noir di Carlotto, che si svela per tappe successive. Ma questa volta c'è anche altro.

Si può dire che il tema principale in L'amore del bandito è il passato che ritorna?
E' un classico del poliziesco, ma il romanzo americano ci ha imposto personaggi seriali sempre uguali, che non cambiano e non invecchiano mai. Questo in Europa non funziona. Questo libro parte da un delitto facile, perché mi sono stancato degli eroi di carta che non fanno mai errori. Chi vive in ambienti estremi sbaglia e paga cari i suoi errori. Sono partito da questa riflessione, per costruire intrecci e destini in cui il passato dei protagonisti torna. Ci sono altri due temi forti: l'amore e la ribellione nei confronti dei meccanismi criminali. Nel primo caso mi sono divertito a intrecciare una storia in cui tutti scelgono per amore, perché penso che nella vita succeda anche questo. L'amore non è solo un sentimento dei buoni, ci sono personaggi pessimi ma capaci di amare. Questa riflessione mi ha portato a scrivere con un altro taglio, mantenendo però la velocità dei ritmi. L'elemento della ribellione nasce dalla considerazione, sempre più evidente, che la criminalità organizzata sta invadendo tutti gli aspetti della nostra vita. Con Francesco Abate, in Mi fido di te, avevamo affrontato uno dei suoi aspetti legato alla gestione del mercato alimentare, ma ora siamo andati oltre. Da cittadino, mi chiedo perché la criminalità deve limitare la mia vita. Ci stiamo abituando ad accettare qualcosa che non è giusto: per questo ho voluto inserire un elemento di ribellione.

Quale tra le tante criminalità è raccontata in questo romanzo?
I nuovi modelli di infiltrazione mafiosa. Quando le culture criminali si inseriscono in un territorio, imparano a starci. Smettono di farsi sentire. Gli albanesi sono scomparsi dai giornali, non si parla più di loro perché ora sono i primi a voler evitare gli scontri e i problemi che potrebbero attirare su di loro attenzioni negative. Da anni non escono più articoli sulla mafia cinese, così come non si parla della mafia russa che sta comprando Liguria, Toscana e Marche. Abbiamo un serio problema di infiltrazione, e un altrettanto serio problema di percezione attraverso l'informazione che ci viene data. Siamo arrivati a chiederci se vale di più la giustizia celebrata nelle aule di Tribunale o un plastico di Bruno Vespa per stabilire un dato di colpevolezza, mentre ci sfugge tutto quello che sta sullo sfondo.

Quanta verità e quanta verosimiglianza ci sono in queste pagine?
Parto da una storia realmente accaduta, la scomparsa di quei 44 chili di droga: i ladri potevano entrare nel laboratorio e avevano le chiavi della cassaforte. Due anni dopo, in risposta all'interrogazione parlamentare, si scopre che i chili erano 66. E' bastato questo a stimolarmi la curiosità. La storia assomiglia alla verità di quanto accaduto, ma alla fine lascio al lettore la scelta di poter leggere nel modo che preferisce. E' come se facessi un patto con lui: ti racconto una storia, ma ti do anche la cronaca, lasciandoti la libertà di scegliere e di poter approfondire.



lunedì 19 ottobre 2009

Andrea Fazioli, Come rapinare una banca svizzera


Un rapinatore pentito, un detective privato e un pugno di borghesi coinvolti nel progetto di una rapina a una inattaccabile banca svizzera. La filosofia che li accomuna è la stessa: "Per diventare ricchi, basta poco. Pochissimo. Un granello di polvere nel meccanismo, un'incertezza della pallina prima di fermarsi sul trentacinque. O semplicemente: indovinare il momento giusto".
Nel paese delle case da gioco, delle architetture rigorose e degli istituti di credito dai segreti granitici, Come rapinare una banca svizzera di Andrea Fazioli (Guanda, pagg. 341, 17 euro) racconta una storia di intrecci scanditi dal denaro, dove l'investigatore Elia Contini si lascia affiancare da un ex ladro con un interesse molto personale.

Come rapinare una banca svizzera è un titolo suggestivo, che subito attira l’attenzione e ispira simpatia. E’ stata una tua proposta o lo avete messo a punto con l’editore?
E' il titolo che ho scelto fin dalla prima stesura. Anzi: fin dagli appunti preparatori. Mi piaceva quel suo essere in fondo un inganno, come ce ne saranno molti nella storia, quel suo travestire il romanzo da manuale da istruzioni… Secondo me con un titolo del genere si chiarisce subito l’impianto comico-avventuroso della narrazione. Non m’interessava sviluppare temi economici o parlare di crisi e scudi fiscali, ma raccontare una storia che, speriamo, tenga il lettori col fiato sospeso fino alla fine. La copertina e il titolo sono importanti per incuriosire un lettore distratto che passa in libreria, anche se credo che poi funziona di più il passaparola. Comunque, l’immagine di copertina del mio romanzo è un lampo di genio dell’artista di Guanda, Guido Scarabottolo.

I reati finanziari e tutto ciò che di illecito genera il denaro è l’argomento che ti contraddistingue. Da cosa nasce questo tuo interesse?
Devo confessare che non so quasi niente di questi argomenti, m’informo intervistando esperti che lavorano sul campo. Del resto i reati finanziari sono soltanto uno spunto, un elemento sullo sfondo di L’uomo senza casa e Come rapinare una banca svizzera. Il primo è una storia su un uomo che cerca di capire a chi o a che cosa appartenga, e il secondo è la storia di un gruppo di persone la cui vita viene scompigliata dall’avventura, dall’imprevisto che fa irruzione nella routine. È vero che però in entrambi i romanzi si parla di riciclaggio di denaro. Ma nel prossimo, lo prometto, cercherò di lasciare fuori l’economia!

A parte il protagonista, Elia Contini, quale personaggio trovi particolarmente riuscito in questo romanzo e perché?
Contini ha un co-protagonista che si chiama Jean Salviati. È un ex ladro che si è riciclato come giardiniere. A un certo punto però è costretto a riprendere in mano i ferri del mestiere. Allora si accorge, con una certa dose di spavento, che dopotutto non gli dispiace avere a che fare con gli ex colleghi e con le vecchie abitudini, e si domanda: ma sono veramente libero? Sono schiavo del mio passato, del sogno di prendere i soldi e scappare? Oppure riuscirò a fare quest’ultimo colpo e poi a scomparire nella mia nuova vita di potature e roseti? Be’, lascio scoprire ai lettori come andrà a finire…


domenica 18 ottobre 2009

Miniartextil 2009, Lucean le stelle

Como, ex Chiesa di San Francesco, dal 26 settembre al 15 novembre 2009, Miniartextil. "Lucean le stelle". La XIX edizione della mostra di arte tessile è dedicata all'universo, in omaggio al 2009 anno mondiale dell'astronomia. Un percorso tra 84 opere di fiber art internazionale provenienti da 40 Paesi: 54 minitessili e 30 installazioni.
Quale opera mi ha colpito di più quest'anno? La cascata di spilli dorati del giapponese Takushi Aono, dal titolo "Ferita": un bagliore prezioso in cui l'esperienza del dolore si trasforma in illuminazione e bellezza. E poi l'impalpabile sospeso di “Different Worlds” un’istallazione di 13 elementi della ceca Blanka Sperkova che crea con le proprie mani reti e maglie in fili metallici: il senso della leggerezza che diventa forma. La stessa suggestione che si trova in "Cell-Microcosmos" di Makiko Wakisaka, venature di foglie d'albero e fili di nailon a formare la sospensione.



In sottofondo Desperation (Musicshake).

venerdì 16 ottobre 2009

Danilo Arona, L'estate di Montebuio


Danilo Arona mi è molto simpatico. Incarna un mix tra il sarcasmo e il surreale che vorrei trovare in ogni persona che incontro. Mi incoraggia molto sapere che ci sono persone che sanno prendersi sul serio quanto basta, e lo stesso essere credibili e capaci. Che sanno essere divertenti ma non dozzinali. Consapevole che anche lui leggerà questo post, mi fermo qui con gli elogi personali e passo al suo libro, perché Danilo Arona è uno scrittore che vira fortemente verso l'horror. Santanta, uscito lo scorso anno (Perdisa, pagg. 120, 9 euro), con i violenti incendi che periodicamente devastano la California, merita di essere letto. Il suo ultimo romanzo, L'estate di Montebuio (pagg. 486, 13.50 euro) è uscito con Gargoyle Books, editore romano che pubblica horror di autori soprattutto stranieri, con qualche rara eccezione. La trama è costruita su rimandi tra una notte del dicembre 2007, quando lo scrittore horror Morgan Perdinka si toglie la vita nel suo loft di Milano, e il 9 gennaio 2008, quando il cadavere mummificato di una ragazzina scomparsa quarantacinque anni prima riaffiora dalle acque di un torrente sulla cima del Monte Buio, nell'Appennino Ligure. Due figure mettono in relazione questi eventi: un carabiniere e un anatomopatologo.

Cos'è la paura?
Una domanda che mi arriva il 2 ottobre 2009, il cui tentativo di risposta non può non tener conto di quello che sta accadendo sul pianeta... Poche ore fa ho visto un servizio in tv dal titolo “La Terra aggredisce l'uomo” (Rai3) e mi sono chiesto se da anni un nutrito gruppo di scrittori, italiani ma non solo, in realtà non riescano a sintonizzarsi con una zona invisibile agli umani sensi in cui il destino del mondo è in qualche modo già scritto... Siamo in tanti, troppi, a trattare di Apocalisse e francamente quel che più sconcerta è la somiglianza, spesso speculare, di idee e immagini. All'inizio del secolo scorso vi fu chi predisse in un libro, quattordici anni prima che accadesse, la tragedia del Titanic; all'inizio di questo abbiamo conteggiato tutti quelli che hanno descritto un bel po' di tempo prima l'attentato delle Twin Towers. Adesso, ci sono i Final Dreamer, i sognatori dell'Onda finale (migliaia in tutto il pianeta e molti scrittori tra loro), mentre fenomeni estremi climatici e tsunami devastanti sembrano unirsi in una prova generale che sembra un film di Emmerich... Francamente oggi la paura è riscontrare che quel che fino a ieri pareva un gioco intellettuale, sul quale persino scherzare, possa essere in qualche modo vero. E che quel personaggio dell'Estate di Montebuio che vedeva l'Onda finale e ci scriveva libri non sia soltanto un prodotto da fiction. Sarebbe una moralistica e indigeribile beffa.

Da quale spunto nasce questa storia di Montebuio?
Da una mia esperienza di vita accadutami nell'estate del '62 che racconto con pochissimi tocchi fittizi e dalla voglia di rappresentare l'immaginario, un po' malato, di uno scrittore di horror. Per questo è stato un lavoro faticoso e in qualche modo devastante. Ma L'estate di Montebuio è il romanzo che mi più mi ha dato soddisfazioni.

Il tuo personaggio meglio riuscito in questo libro.
Nell'opinione dell'autore Cassandra Marsalis, l'agente letterario di Morgan. Soprattutto per quel che la riguarda, da protagonista principale, nella terza parte del libro, Un mondo da salvare. Una donna incinta che affronta le varie fasi della sua non facile gravidanza sino al parto che coincide con il duello finale contro le forze del male. Mi sono immerso si può dire cellularmente nella carne, a me non esattamente consona, di una donna gravida e coraggiosa e per questo ne ho ricevuto plausi sinceri da un sacco di lettrici. Questa è stata un'autentica vittoria sul campo. E, se devo dar retta ai suggerimenti, Cassandra Marsalis ha tutte le qualità per ritornare, non so quando, in un secondo round.