
Un rapinatore pentito, un detective privato e un pugno di borghesi coinvolti nel progetto di una rapina a una inattaccabile banca svizzera. La filosofia che li accomuna è la stessa: "Per diventare ricchi, basta poco. Pochissimo. Un granello di polvere nel meccanismo, un'incertezza della pallina prima di fermarsi sul trentacinque. O semplicemente: indovinare il momento giusto".
Nel paese delle case da gioco, delle architetture rigorose e degli istituti di credito dai segreti granitici,
Come rapinare una banca svizzera di
Andrea Fazioli (Guanda, pagg. 341, 17 euro) racconta una storia di intrecci scanditi dal denaro, dove l'investigatore Elia Contini si lascia affiancare da un ex ladro con un interesse molto personale.
Come rapinare una banca svizzera è un titolo suggestivo, che subito attira l’attenzione e ispira simpatia. E’ stata una tua proposta o lo avete messo a punto con l’editore?
E' il titolo che ho scelto fin dalla prima stesura. Anzi: fin dagli appunti preparatori. Mi piaceva quel suo essere in fondo un inganno, come ce ne saranno molti nella storia, quel suo travestire il romanzo da manuale da istruzioni… Secondo me con un titolo del genere si chiarisce subito l’impianto comico-avventuroso della narrazione. Non m’interessava sviluppare temi economici o parlare di crisi e scudi fiscali, ma raccontare una storia che, speriamo, tenga il lettori col fiato sospeso fino alla fine. La copertina e il titolo sono importanti per incuriosire un lettore distratto che passa in libreria, anche se credo che poi funziona di più il passaparola. Comunque, l’immagine di copertina del mio romanzo è un lampo di genio dell’artista di Guanda, Guido Scarabottolo.
I reati finanziari e tutto ciò che di illecito genera il denaro è l’argomento che ti contraddistingue. Da cosa nasce questo tuo interesse?
Devo confessare che non so quasi niente di questi argomenti, m’informo intervistando esperti che lavorano sul campo. Del resto i reati finanziari sono soltanto uno spunto, un elemento sullo sfondo di L’uomo senza casa e Come rapinare una banca svizzera. Il primo è una storia su un uomo che cerca di capire a chi o a che cosa appartenga, e il secondo è la storia di un gruppo di persone la cui vita viene scompigliata dall’avventura, dall’imprevisto che fa irruzione nella routine. È vero che però in entrambi i romanzi si parla di riciclaggio di denaro. Ma nel prossimo, lo prometto, cercherò di lasciare fuori l’economia!
A parte il protagonista, Elia Contini, quale personaggio trovi particolarmente riuscito in questo romanzo e perché?
Contini ha un co-protagonista che si chiama Jean Salviati. È un ex ladro che si è riciclato come giardiniere. A un certo punto però è costretto a riprendere in mano i ferri del mestiere. Allora si accorge, con una certa dose di spavento, che dopotutto non gli dispiace avere a che fare con gli ex colleghi e con le vecchie abitudini, e si domanda: ma sono veramente libero? Sono schiavo del mio passato, del sogno di prendere i soldi e scappare? Oppure riuscirò a fare quest’ultimo colpo e poi a scomparire nella mia nuova vita di potature e roseti? Be’, lascio scoprire ai lettori come andrà a finire…