giovedì 10 giugno 2010

In giro sull'Appennino tra Lerici e Carpineti


Partendo da Milano, la deviazione verso Lerici, provincia di La Spezia, non è la strada più veloce per raggiungere Carpineti, provincia di Reggio Emilia. I 180 chilometri del collegamento diretto diventano 350, ma si può fare. Di sicuro è uno dei percorsi più gradevoli e ricchi di vantaggi secondari che una volta ogni tanto ci si può concedere. La spiaggia di Lerici in un mercoledì di giugno, per esempio: un paio d'ore ritagliate a metà pomeriggio, affollamento minimo e vista sul golfo. Un acquisto veloce di testaroli prima di affrontare l'Appennino Tosco Emiliano, direzione Carpineti e il festival Duemiladieci, per il gemellaggio con La passione per il delitto. La statale che si incrocia a Aullia percorre un centinaio di chilometri, inoltrandosi nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano, e sale fino a circa 1100 metri con uno sbalzo termico di almeno una decina di gradi, per poi ritornare ai 500 delle terre canossiane, sul versante opposto. E' un paesaggio bello, intonso, attraversato da quell'unica strada e solo raramente intervallato da abitazioni, spesso fatiscenti e fortemente rurali. Non è una strada da passo veloce: quasi un paio d'ore occorre metterle in conto, ma non ci si annoia. Poco prima dell'arrivo a Carpineti si scorge in linea d'aria la Pietra di Bismantova a Castelnovo ne' Monti: forma strana, imponente e inquietante, come lo è diventata la sua storia in tempi recenti. Devo tornare per vederla da vicino. 


A Carpineti tappa per lo gnocco fritto (ci sono andata anche per quello...) poi si sale verso ciò che rimane del Castello delle Carpinete, con una parte trasformata in piccolo bed&breakfast, giusto un paio di stanze. Verso l'anno 1000, quando fu realizzato, era uno dei più grandi di questo tratto di Appennino, dimora di Matilde di Canossa in guerra con Enrico IV, non a caso collocato in posizione strategica che permette di vedere a decine di chilometri. Ha ospitato anche diversi papi, a partire da Gregorio VII nel 1077, motivo per cui la torre principale era dotata di un particolare confort aggiuntivo: una toilette che impediva ai nobili ospiti di dover raggiungere il bosco nel momento del bisogno. Oggi il castello è solo apparentemente disabitato: pare che sia dimora del fantasma Amorotto, che ogni tanto disturba i visitatori con folate di vento la cui intensità aumenta con l'antipatia che prova verso chi entra nel castello. Lui si chiamava Domenico de' Bretti, è vissuto all'inizio del 1500 e faceva il brigante, uno dei più temuti tra modenese e Garfagnana. Io, durante la serata di Duemiladieci, l'ho appena sentito: la mia presenza non era sgradita.






6 commenti:

marina ha detto...

bello Paola.
un bel suggerimento di viaggio e... belle foto !!!

SenzaUnaDestinazione ha detto...

Si certo, con il mio potente mezzo cellulare non mi risparmio :-))))
Se vai ti dico anche cos'altro vedere, che io non ho fatto in tempo ma devo tornare.

Anonimo ha detto...

Abbiamo dormito nella stessa stanza...ho la foto identica....:) notte romantica con amica pure io...che posto incantato !!!!
...come avrei voluto esserci mercoledì per vedere anche te e Liz...


ps. Per la salita chiedi alla Mammano... se è tornata a respirare ti risponde :)
criz

Anonimo ha detto...

Ah ecco chi aveva dormito nel nostro letto :)
Liz

Alessandra ha detto...

Allora quando ritornerai da quelle parti vai/vieni a Montefiorino e spingiti fino a San Pellegrino in Alpe. Scendi poi dal Passo delle Radici in Lucchesia attraverso le strette gole della Garfagnana. Terre ancora non troppo conosciute.

SenzaUnaDestinazione ha detto...

Ah grazie Alessandra... Devo vedere anche San Vitale a Carpineti, ma mi hanno detto che bisogna dedicargli almeno qualche ora...