martedì 6 gennaio 2009

Il complotto. Patrick Fogli e Il tempo infranto

Un accadimento alle cui spalle c'è una regia nascosta, qualcuno che lo ha causato con fini negativi, attento affinché non venga mai scoperto chi lo anima. Una centrale occulta, sconosciuta e difficile da rintracciare. Questo è il complotto, motore di fondamentali momenti storici - dalla Rivoluzione Francese all'assassinio di Kennedy - e anima stessa della narrazione. Nulla è più intrigante del raccontare una realtà che si muove su due piani, e dove solo il narratore onniscente può avere una visione di insieme. Tra gli esempi più illustri, I demoni di Fedor Dostoevskyij, rappresentazione di uno dei complotti più belli della letteratura mondiale, così come i romanzi di Walter Scott. Oggi il complotto romanzesco si muove tra i parametri del verosimile, da James Ellroy a Patrick Fogli, con il suo ultimo Il tempo infranto (Piemme, pagg. 655, 20 euro), opera globale sulla strage di Bologna e sui segreti mai venuti alla luce di un'Italia stretta tra terrorismo e massoneria, pericoli di colpi di Stato e impotenza delle Procure. Perché oggi il narratore, nel suo ruolo di interfaccia sociale, lega in un rapporto compiuto tutto ciò che la magistratura o l'autorità non riconducono a una prova processuale, a una dimostrazione giudiziaria. Il romanzo documentaristico va oltre questi limiti, e articola con una maggiore libertà ipotesi, sospetti, una comprensione di insieme che, come risultato immediato, spinge a non temere quello che accade. Perché il grande merito di questa narrativa che fa proprio un tentativo di analisi e spiegazione di ciò che sfugge alle cronache, è la capacità di scomporre la paura attraverso gli strumenti della spiegazione e della chiarezza, anche se rischia di far intravedere qualcosa di più grande, qualcos'altro da temere. "Quando ho iniziato a scrivere questo libro - spiega Patrick Fogli - sono partito da una domanda: se la realtà è quella che si vive o quella che ci si convince di vivere. Così ho aperto i faldoni, ho cercato il materiale e tentato di capirlo". Il tutto con la consapevolezza che il nostro è un paese di segreti, dove le risposte ufficiali "vagano come pallottole impazzite, lasciando il tempo che trovano". Il romanziere diventa così "dietrologo", fa controinformazione, stimola a ragionare su qualcosa che va oltre il narrato, ma che si ferma un passo prima rispetto alla scientificità della saggistica. "Il romanziere - prosegue Fogli - racconta qualcosa di riconoscibile che serve a ricostruire un quadro generale. In questo il complotto è divertente, inventato o legato a un dato reale che sia: serve a misurare se riesci a scatenare in chi ti legge le stesse domande che ti sei posto tu". Il 2 agosto 1980, quando esplose la bomba alla stazione della sua città, Patrick Fogli aveva 9 anni: "A Bologna abbiamo tutti una storia su quel giorno, su dove eravamo e cosa stavamo facendo, ma nessuno ha mai scritto un romanzo sulla strage. Eppure si è trattato del peggiore attentato di Stato in tempo di pace, ci sono state condanne ai servizi deviati. Chi ci ha governato, negli anni, ha lavorato per nascondere la verità, e il terrorismo è venuto a galla solo come pretesto politico". Ora la complessità di questo collage, prende una forma organica, logica e corale nel romanzo di Fogli.

Questa canzone, per forza.


1 commento:

akio ha detto...

il tuo video della presentazione di femmina de luxe è un ottimo documento... certo sulla tecnica di ripresa si può migliorare... ma resta un ottimo documento... ciao e a presto