lunedì 23 febbraio 2009

Pagine di vini


Un'arma, un alibi, un mezzo per uccidere e un metodo per confondere le tracce. Un gusto che diventa movente, degustazioni letali e brindisi che sono premessa di sventura irreparabile. Parto da qui per parlare di vino e narrativa, perché lo spunto iniziale me lo fornisce una raccolta di racconti uscita recentissimamente in una collana ormai collaudata, quella dei gialli di Todaro editore. In Delitti di vino (238 pagg., 15 euro), curato come sempre da Tecla Dozio, ogni autore racconta il suo gusto preferito, la sua zona produttiva di elezione, si schiera tra quelli che "solo il rosso può chiamarsi vino", oppure difende i bianchi mossi e leggeri senza anima né corpo, o ancora si definisce bevitore orgogliosamente "analfabeta", come Ugo Mazzotta. Il denominatore comune di questi racconti - belli da tenere sul comodino per una lettura fulminante tra le pause di un romanzo - è comunque il delitto, giallo o noir che sia. Un lavoro antologico, curato e divertente su questo stesso tema, è invece quello fatto in due riprese da Enrico Remmert e Luca Ragagnin in Elogio della sbronza consapevole, con una prima edizione dal sottotitolo Piccolo viaggio dal bicchiere alla luna uscita nel 2004 (Marsilio, 211 pagg., 13 euro), e una seconda, Vendemmia 2004/2005, ampliata da un'appendice musicale - che scivola tra Roger Waters, Vinicio Capossela, Patty Smith e molti altri - uscita l'anno successivo (Marsilio, 235 pagg, 14 euro).  Le citazioni o aneddoti che siano, stralci poetici o letterari, sono fatti con cognizione e passione, da chi ama fortemente la materia prima di cui tratta. La costruzione è cronologica, ma leggendo con metodo zapping può capitare di rimanere sorpresi dall'ironica attualità di frasi come "Quando gli uomini bevono, allora sono ricchi e fortunati e vincono le cause in tribunale e sono felici e aiutano gli amici", per poi scoprire che nasce dalla saggezza globalizzatrice di Aristofane. Il mondo shakerato porta invece nelle varie zone del pianeta ma, come ogni raccolta antologica, il senso vero del contenuto può essere colto solo leggendola. Pagine altrettanto gradevoli, questa volta senza delitti, sono invece quelle di Confesso che ho bevuto. Racconti sul vino e sul piacere del bere, antologia curata da Luigi Ananìa e Silverio Novelli (DeriveApprodi, 235 pagg., 13.50 euro), dove ognuno dei trenta racconti offre una doppia chiave di lettura. Qualche esempio? L'italiano o il forestiero di Roberto Benigni, Paolo Nori, Melania Mazzucco, Il piacere o la conoscenza di Gianni Mura e Francesco Guccini, poi La dignità o la perdizione, Il vignaiolo o Il vinattiere, L'amore o l'abbandono. Divertente. Infine chiudo con I racconti del vino di Chandra Kurt (Aliberti, 125 pagg., 14 euro). L'autrice, originaria dello Sri Lanka è forse la più celebre scrittrice di vino in Svizzera e nei paesi di lingua tedesca, dove ha guadagnato il successo con i testi tecnici, per poi divertirsi con queste contaminazioni con letteratura, arte e strani personaggi. 

Passando dalla teoria alla pratica, farei qualche segnalazione di aziende agricole molto amate e molto a portata di mano. Innanzi tutto due nella zona di Montevecchia, collina lecchese rifugio per la mente e il corpo. Tre produzioni di ottima qualità a La Costa - i rossi Seriz e San Giobbe e il bianco Solesta - a cui si aggiunge da qualche tempo un "appassito" leggero e dall'ottimo carattere, Calido. Insomma, prodotti di cui me ne sono bevuti ormai ettolitri da quando esistono, e dei quali posso garantire la qualità... Aggiungo alla mia lista dei preferiti il Rosato dell'Angela dell'azienda Santa Croce, che in assoluto rimane il miglior rosato che abbia mai incontrato nel mio peregrinare degustatorio. Prevengo chi arriccia il naso davanti alla parola "rosato", sottolineando che si tratta di vino difficile e per palati un tantino snob, capace solo di essere molto buono o del tutto indifferente, senza vie di mezzo. Anche per questo mi piace. Infine chiudo con il vino dei vini. Uvaggio in purezza, nobiltà, carattere indipendente, trasversale come nessuno e affine a ogni cibo acquatico o terrestre: il Pinot Nero. Anzi, vado oltre: il Südtiroler Blauburgunder, che ogni anno viene celebrato qui. Per una citazione su tutte scelgo una grande azienda guidata da una donna: Elena Walch.

La musica di oggi è questa, copiata dall'idea di un amico.  


6 commenti:

Anonimo ha detto...

l'amico dice che puoi copiare quanto e quando vuoi... ti voglio bene

SenzaUnaDestinazione ha detto...

uhm....

tecla ha detto...

Prosit! ;-)

elisabettabucciarelli ha detto...

L'orgoglio di un'astemia si risveglia davanti a un post così!
Liz

calzetteros(s)e ha detto...

alzo il calice:)

akio ha detto...

grazie paola per il video! l'ho potuto aprire solo oggi perchè ho avuto problemi con il pc. eccellente brindisi! grazie ancora