martedì 31 ottobre 2017

Teresa e le patate

Agronoma settecentesca, illuminista e amica di Alessandro Volta, Teresa Ciceri è una figura quasi sconosciuta. Ma la coltivazione di patate nel Comasco, e forse nell’intera Lombardia, si deve a lei, primissima importatrice dall’Alsazia. Monica Molteni raccoglie la sua storia in questo libretto di parole, illustrazioni e ricette, i cui diritti andranno a favore di Siticibo, il servizio che recupera le eccedenze alimentari per sostenere le mense di solidarietà. Tra le ricette, c’è anche la mia crema di patate con crumble di prosciutto crudo.  
Il libro si trova qui 
L'ho fotografato all'interno del Parco Sovracomunale della Valletta
 
 

lunedì 30 ottobre 2017

L'arte di scomparire. Vivere con discrezione


"Sottrarsi alle cose che si posseggono come a quelle che non si posseggono, sottrarsi alla paura di perdere come alla paura di non aver più nulla da perdere: potremmo chiamarla felicità per sottrazione. 
In una società che vive di apparenza e spettacolarità, la discrezione è una necessaria forma di resistenza. Spegnere i riflettori, abbassare il volume, godere dell’anonimato sono gesti politici prima che morali. La discrezione è un’arte, un atto volontario, una consapevole scelta di vita in un mondo che ci vorrebbe sempre connessi, protagonisti, presenti, e in cui si impone l’urgenza di una tregua, di staccare e sparire. Come quando, in un paese straniero, assaporiamo la massima libertà di non essere riconosciuti". 
Pierre Zaoui, L’arte di scomparire. Vivere con discrezione, Il Saggiatore
Fotografato a Villa Erba, Cernobbio (Como).



domenica 22 gennaio 2017

Andrés Neuman, Le cose che non facciamo.

"Sì. Mi piace che la polizia m'interroghi. Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci confermi che siamo dei cittadini modello. Che siamo innocenti. Che non abbiamo niente da nascondere". 
Andrés Neuman, Le cose che non facciamo, Sur. 



martedì 6 ottobre 2015

Expo Milano 2015: cosa non vi potete perdere

Ne sono uscita entusiata, dopo ore di cammino e tantissimo ancora da vedere. Expo 2015 non ha fatto fatica a stupirmi e farmi venire la voglia di tornare molte altre volte. Anche per rivedere qualcosa di bello che non si replicherà mai più al di fuori di questo strabiliante milione di metri quadrati dell'area espositiva.
In otto ore non-stop ho visitato 33 padiglioni, circa la metà di Expo, e posso tracciare un primo elenco delle tappe imperdibili.

1.   Al primo posto il Padiglione della Corea, Sei ciò che mangi. Forse il più bello e geniale. Installazioni essenziali e spettacolari, arte domotica e ripetizioni di immagini. Concetti semplici e folgoranti. Per esempio: quanto spazio occupano nel mondo le persone grasse rispetto a quelle magre? Lo rappresenta un'istallazione composta da centinaia di sfere di ogni dimensione, tra cui alcune gigantesche. Oppure una domanda banale, con migliaia di risposte diverse incise da ogni visitatore sul muro di ingresso: qual è il tuo piatto preferito? La Corea ci insegna il processo di fermentazione del cibo, l'Hansik, che nasce dalla scienza del tempo, e cambia radicalmente il nostro punto di vista sul cibo, passando da equilibrio e conservazione. 







2.     Al secondo posto il piatto di Davide Oldani creato per Expo: Riso, zafferano e panettone. A 10 euro, nel chiosco alle spalle del Padiglione Zero. Una spirale perfetta di oro e pistilli. Il menu propone anche altro, ma la prima volta prendete questo, senza incertezze.



3.     Padiglione Kuwait: le zone aride e la conquista del deserto. Prima di entrare nel padiglione vero e proprio, si passa da una stanza buia in cui viene simulato un temporale di notte nel deserto, seguito dall’alba con la vegetazione nata dalla pioggia. Riscotruzioni essenziali e chiare, mostrano i sistemi d’irrigazione artificiale e il progredire dell’agricoltura tra centinaia di chilometri di sabbia e pozzi estrattivi.




4.     Il Cluster cereali e tuberi. Alcuni, come la manioca, li conosciamo e non fanno parte della nostra alimentazione. Altri – come sorgo e fonio, o la farina di baobab e il macinato di saggina – sfamano metà del pianeta, ma a noi sono del tutto sconosciuti. A Expo si parla di Cibo per il futuro, e in questo i cluster mostrano molte sorprese: sono spazi espositivi che raggruppano numerosi Paesi all’interno di uno stesso progetto e identità tematica, sviluppato intorno a un tema centrale rappresentativo di ciascuno. Oltre ai cereali, le filiere alimentari sono riso, caffè, cacao, frutta e legumi, spezie. 



5.   Padiglione Israele. In tre tappe un viaggio che racconta forse più che un libro di storia. Immagini veloci e salti temporali, mezzo secolo di ricerca tecnologia avanzata per creare un Paese nel deserto, e poi per migliorare la qualità dell’agricoltura mondiale. Irrigazioni forzate, controlli a distanza delle produzioni di vaste dimensioni, studi scientifici per ottenere la coltura del riso quasi priva di acqua, una rivoluzione per le zone aride. 




6.     Padiglione Austria. Appena varcato l’ingresso, si apre un bosco, rigoglioso e intricato. Dove la natura ricorda l’importanza del respiro come fonte essenziale di vita. 




7.   Padiglione Spagna. La dieta mediterranea, la cucina dei grandi chef, i vini e l’olio. Una stanza rivestita di piatti luminosi e psichedelici




sabato 3 ottobre 2015

Troppa felicità

"Doree doveva prendere tre autobus: uno fino a Kincardine, lì aspettava il secondo per London, e lì di nuovo aspettava quello urbano fino alla struttura. Si mise in viaggio alle nove di una domenica mattina. Dati i tempi d'attesa fra un mezzo e l'altro, prima delle due circa non avrebbe percorso le cento e rotte miglia di strada".
Alice Munro, Troppa felicità. Incipit


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mercoledì 4 marzo 2015

Il cuore nero delle donne


Otto storie di assassine, come sono state chiamate, perchè le hanno consegnate così a tutti noi, da sempre. Ma sono anche "storie esemplari che parlano di femminilità", in uno spostamento di punto di vista che non cambia la sostanza, ma cerca di scrutarne le ragioni. Racconti evocativi dalla prima all'ultima riga: nei personaggi celebri, nelle emozioni, nei drammi e nella potenza di quella violenza esemplare entrata nella memoria collettiva.
Per raccontare Il cuore nero delle donne (Guanda, pagg., 280, 17.50 euro), antologia che sta per arrivare in libreria scritta da otto donne e pensata da un uomo, procederò con un disturbante - e parziale - ordine alfabetico per cognome. 

Bucciarelli Elisabetta: autrice molto noir e molto cara a questo blog, che rompe gli equilibri utilizzando l'unica voce maschile, "storia di un uomo innamorato e di una donna che avrebbe voluto amarlo per sempre e non poteva permetterselo....". Maria Elena Tiepolo e Ferruccio Oggioni, simboli di una Italia bambina alla ricerca di gloria e onori, ma facile agli spaventi. E' il racconto della "fragilità nera contentuta nell'amore, che al pari della violenza non è governata dal genere, maschile o femminile, ma che nel confronto tra i generi trova il suo punto di rottura".

Crovi Luca: è sua l'idea di raccogliere questi otto cuori nerissimi. Storie che ci conducono alle "vere ragioni che portano a compiere gesti sanguinari", attraverso il tentativo di conoscere meglio queste donne, di interpretare la disperazione o la rabbia di un momento che, per ognuna di loro, ha segnato un punto di non ritorno. Storie che partono da strade lontanissime e simili, dove la furia rappresenta sempre l'altro volto della passione. 

Ghinelli Lorenza, attirata dalla tenacia, dalla ferocia e dalla sfortuna di Rina Fort, a cui "la vita non concesse sconti nè tregue". Assassina più di ogni altra, maldestra e spietata nel cercare di prendersi il suo posto nel mondo, con forza, intelligenza, passione, odio. Capace di uccidere adulti e bambini per vendetta. Ma che "ci piaccia o no, è stata prima di tutto un essere umano". 

Pastor Ben, che ringrazio per aver scelto la Monaca di Monza, personaggio di cui non mi stanco mai. Punita, sempre e da tutti. Incapace di arrendersi, immagine di dignità mai sconfitta. Murata viva per aver ceduto a un amore potente e corrisposto, nata nell'epoca più sbagliata per lei. Epoca punitiva per ogni donna, ma per lei più di ogni altra. Per Virginia Maria De Leyva, due anni di processo, tra 1607 e 1609, quattro anni di condanna tra le più dure, e la volontà di umiliarla fino all'ultimo giorno. 

Tani Cinzia e l'ossessione di Pia Bellentani. Icona e vittima di un "romanticismo esasperato". cresciuta a fotoromanzi, sogni e fantasie. Il colpo di pistola che esplode la sera del 15 settembre 1948 all'interno del Grand Hotel Villa d'Este di Cernobbio, per un attimo distrugge uno dei pochi momenti di fasto e galanteria di un'Italia che sta cercando faticosamente di rimettersi in piedi dopo la devastazione della seconda guerra mondiale. Uccide e cerca di uccidersi, ma sbaglia, si ferma a metà, e viene condannata ad affrontare il peso di ogni suo fallimento. 

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venerdì 27 febbraio 2015

Distanze

 
Da sempre, detesto la poesia. La poesia e i poeti. Vivo in un Paese in cui prolificano gli autori, ma non certo i lettori, e dove l'autoproduzione editoriale domina questo genere più di altri. Abbandono le mie ostilità solo davanti alla sorpresa, a quella sensibilità che ogni tanto mi lascia spiazzata, e alla capacità che hanno in pochi, di regalarti un punto di vista di cui avevi bisogno. E' la poesia a cui vale la pena di dedicare uno spazio in una libreria che sta ormai esplodendo. L'ho trovato volentieri, un posto sullo scaffale, per la raccolta Distanze di Ben Simon, pseudonimo di non so quale scrittore italiano che ringrazio per aver realizzato questo libro (Marco Saya edizioni, 159 pagg, 12 euro). Perchè è ironico, divertente, disincantato. A volte un po' sognatore, ma non abbastanza da meritare rimproveri. Veloce nei concetti e nella scrittura. Anche bello da toccare, avvolto da una ruvidezza leggera, e con una bomba a mano in copertina, delicatissima, di Silvia Levenson. Pronta a frantumarsi più che a esplodere. Distanze è una sequenza di composizioni di pochissimi versi, "quasi haiku" come recita un capitolo, che si concentrano sulla cura maniacale delle parole. Storie compresse in una manciata di caratteri. L'essenziale che custodisce, e rende chiari, i concetti più profondi. Per chi è convinto che bastano poche parole a racchiudere il senso di vite intere.

Il libro è qui. In sottofondo questa

domenica 9 marzo 2014

Verdure. Senza contorni.

Contorni portati al centro. La terza lezione è stata un monologo sulle verdure. Ripensate e trasformate in qualcosa che non ci si aspetta, assistendo a gradevoli mutazioni. Il cavolfiore crudo ruba la scena al cous cous, la parmigiana si prende i carciofi, le melanzane migrano nelle polpette. Soprattutto, il minestrone unisce verdura e frutta, con fiori e una gratta di cioccolato bianco che scimmiotta il parmigiano. Omaggio a un grandissimo della cucina italiana, Enrico Crippa. Un inganno per la vista, un gioco per il palato. Quella capacità di sorprendere e divertire, che deve saper avere la cucina quendo si allontana dall'esclusiva priorità di nutrire.

Cous cous di cavolfiore crudo

I nostri corsi di cucina a domicilio ci piacciono sempre di più. La regola è la stessa: un gruppo di amici, una cucina a rotazione, un tema che mette tutti d'accordo. Piccola scuola su misura, ricettari da conservare e un aperitivo finale che si allarga per chi vuole mangiare e non ha voglia di imparare. Dove dilagano finger food e Prosecco. Questa volta abbiamo reinventato le verdure, accompagnati - come sempre - dalla chef ufficiale del gruppo, Federica Camperi.
Il risultato è in queste foto.

Spaghetti di zucchine con pinoli e pecorino
Minestra di verdura e frutta con fiori e cioccolato bianco

martedì 25 febbraio 2014

Elisabetta Bucciarelli, Scrivo dunque sono


"Scrivo perchè posso sopportare la realtà solo trasformandola". Parole di Orhan Pamuk che introducono un saggio dove la scrittura è vissuta come un bene prezioso, molto di più di un escamotage per vivere altri mondi, o per imparare a raccontare se stessi. Elisabetta Bucciarelli, da sempre attenta ai miliardi di sfumature del linguaggio, si confronta - per la seconda volta, dopo Io sono quello che scrivo, uscito nel '98 - con una materia che per anni è stata centrale, non solo nel suo mestriere di narratrice, ma soprattutto nei corsi di scrittura tenuti in ogni parte d'Italia. Laboratori spesso sperimentali, capaci di spaziare nelle formule e nelle tematiche, che si sono trasformati in un patrimonio ricchissimo di esperienze, visioni, approcci all'uso della parola scritta. Scrivo dunque sono (Ponte alle Grazie, 200 pagg., 15 euro) è innanzi tutto un saggio, ma anche un libro di esercizi, un percorso attraverso gli stili dello scrivere: perchè parlare di calcio o di cibo evoca mondi diversi, linguaggi ed emozioni che quasi mai sono intercambiabili. 

Perché Scrivo dunque sono?
Ho sentito la necessità di fare il punto. Raccogliere tutte le esperienze di scrittura e restituire a chi avrà voglia di leggerle quello che ho compreso delle e sulle parole. Considero questo libro un atto d’amore e di rispetto nei confronti della scrittura. Parlo di libri, di film, di autori e di persone che hanno il desiderio di raccontarsi attraverso il linguaggio. Cerco di fornire una possibile chiave di lettura del nostro “dire” sulla pagina, in modo che ciascuno riesca a collocarsi tra le sue parole prima ancora di provare a utilizzarle per comunicare.

Hai raccolto le esperienze dei tuoi corsi di scrittura, ma si può davvero imparare a scrivere meglio?
Se si è disposti a mettere in discussione i nostri rigidi schemi sintattici e lessicali credo di sì. Sperimentare è la strada migliore, ascoltare le reazioni di chi ci legge è obbligatorio, rielaborare e insistere perché il nostro pensiero raggiunga l’interlocutore senza equivoci è un diritto. Chi frequenta i corsi è già predisposto al cambiamento, vuole innanzitutto comprendersi e poi acquisire una forza maggiore per raccontarsi. Una volta stabilito che siamo pronti inizia la caccia. Ci servono parole sconosciute e giuste per dire meglio, è il momento più bello. Saccheggiare i poeti, i cantanti, i registi, gli sportivi e i cuochi è l’atto trasgressivo che dobbiamo compiere.

Cosa ti aspetti da questo libro?
Spero che nutra il desiderio di scrivere, nel senso di incidere le parole sulla carta perché valgano di più. Che stimoli la cura verso la ricerca delle parole migliori e poi la scelta delle nostre parole, quelle che veramente vogliamo utilizzare per parlare e scrivere agli altri. Che tenga compagnia e che venga consultato dai ragazzi perché comprendano che dietro all’uso di un aggettivo o di verbo non c’è solo una performance scolastica, ma esiste un mondo e soprattutto il nostro modo unico di essere e stare in quel mondo.


domenica 16 febbraio 2014

Il cibo di oggi, le grandi abbuffate e il significato di Expo 2015


Tutti lo attendono come il grande evento dedicato al cibo, una vetrina del come si mangia oggi e del chi produce cosa. Ma il sottotitolo dell'appuntamento mondiale del 2015 è chiaro: "Nutrire il pianeta, energia per la vita". In altre parole, uno sguardo agli scenari futuri, alla valorizzazione delle risorse e alla scoperta di nuove strategie. Il tema dell'evento universale che si svolgerà tra maggio e ottobre del prossimo anno, parla di "scenari globali al centro dei quali c’è il diritto a una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta".
Eppure, la banalizzazione ormai dominante, qualifica sempre più spesso Expo2015 come il momento in cui si parlerà di cosa finisce oggi sulle tavole italiane, di chi alleva i pesci e coltiva i frutti. Una sorta di vetrina in cui mostrare le specialità enogastronomiche di microterritori locali, con la rincorsa a divulgare presunti sistemi economici o turistici inesistenti o improduttivi. Ma non è così. Per non farsi trovare impreparati, è meglio dare un'occhiata qui, pagina ufficiale dalla quale attingere le coordinate di base (e da cui è tratta la foto che ho utilizzato). 
Nel frattempo qualcuno sta cercando di fare chiarezza, come Giacomo Mojoli, giornalista e docente universitario, attento ai meccanismi di comunicazione del cibo. "Expo non sarà un'occasione turistica: questo deve essere un prerequisito - ha spiegato in apertura di Ristorexpo, il salone erbese dell'enogastronomia che quest'anno dedica la sua edizione al tema "In cibo veritas" -. Associazioni e istituzioni, in questi anni avrebbero già dovuto costruire progetti in grado di rispondere all'offerta. Ad Expo non ci interesserà fotografare la realtà, ma prefigurare quello che accadrà tra cinquanta o settant'anni nel mondo alimentare. Non possiamo immaginare che il consumo del cibo si ripeta con abitudini o stili che abbiamo presenti oggi. Tutto questo cambia ogni settimana. La sfida futura è fare i conti con l'innovazione, servono educazione e formazione, crescita culturale dei territori". 
La cultura, più di ogni altro aspetto, è un tema fondamentale, premessa di ogni prospettiva: "Nell'alimentazione, e soprattutto nella ristorazione, non esiste futuro se non facciamo crescere i consumatori, se non incrementiamo le loro conoscenze e competenze - prosegue Mojoli -. In tutto questo, sempre di più il cibo diventerà lo strumento per leggere l'evoluzione sociale e culturale di un Paese". 
Expo non sarà quindi una manifestazione turistica, ma il momento in cui si parlerà dell'equilibrio alimentare del pianeta, del rispetto per l'ambiente come premessa alla sostenibilità delle risorse, e della valorizzazione della biodiversità, fattore determinante destinato ad avere sempre di più un ruolo centrale, ad ogni livello. Anche locale. "Lago e montagna - conclude Mojoli - sono giacimenti storici e culturali. Expo sarà un'occasione per immaginare connessioni e progetti che abbiano attinenza con tutto questo". 
Pensado al pianeta, ascolto questa.



domenica 9 febbraio 2014

Il momento del baccalà


Giallo: millefoglie mantecato con polenta
Mi piace molto. Moltissimo. Da tempo aspettavo di fare un corso che mi regalasse qualcosa di bello sul baccalà, per potermi destreggiare dopo aver appreso un po' di tecnica e qualche utile consiglio. Finalmente è arrivato, organizzato su misura nel nostro ormai personalissimo e imperdibile tour a domicilio. Una chef a domicilio, un tema e una cucina diversa per ogni appuntamento, una volta al mese. Case di amici, un aperitivo finale che diventa festa. Questa volta è toccato a lui, uno dei miei cibi preferiti. Ricette e colori in bianco e nero: quattro declinazioni tra tecniche e fantasia. Mantecato e cotto a bassa temperatura in extravergine, in padella e al forno. Verde, giallo, bianco e nero. Occasione per semplificarlo, valorizzarlo, accorciare le distanze. Parte tutto dal merluzzo, diventa baccalà messo sotto sale e stoccafisso esposto all'aria, pronto a riprendere ogni equilibrio quando viene immerso nel suo elemento, l'acqua.

Nero: baccalà al burro nero
Bianco: cotto a bassa temperatura con patate
Ovviamente c'è una bibliografia di riferimento, la mia personale, scelta tra le decine di titoli dedicati a cottura, storia e preparazione del baccalà. Eccola qui, compresa la dispensa della chef Federica Camperi:


 Mentre lo cucino ascolto questo.


domenica 26 gennaio 2014

Buone come il pane


Sono idee, ancora prima di essere ricette. In tutto novanta. Servono a preparare qualcosa di utile e buono, ma soprattutto a evitare che il pane comprato in eccedenza, finisca in pattumiera. L'idea è venuta a chi ogni giorno ottimizza sprechi e avanzi per trasformarli in risorse, e da anni cerca di rendere sempre più diffusa questa mentalità. Il ricettario Buone come il pane, raccoglie le ricette inviate all'associazione comasca La Stecca dai partecipanti al concorso online, dedicato al riciclo del pane, ma l'idea nasce dall'amicizia con il Banco Alimentare della Lombardia. Il libro, curato da Monica Molteni - 12 euro per 151 pagine, edito da Società Cooperativa Editoriale Lariana - è organizzato in due sezioni: ricette dolci e ricette salate. Tra queste, compaiono anche quelle di alcuni chef di celebri ristoranti comaschi, una ricetta della Mensa del Povero Vincenziana, qualche contributo di blogger, le idee degli studenti del Centro di Formazione Professionale di Como e dell'Associazione Panificatori Comaschi. Le foto in bianco e nero che arricchiscono il libro, sono di Alessandro Saletta, appositamente realizzate nel laboratorio artigiano di Frank Metzger, a Capiago Intimiano. Dettaglio, non ultimo, il ricavato delle vendite verrà utilizzato a favore delle strutture assistenziali che si occupano di garantire pasti ai senzatetto. 
In sottofondo questa  



domenica 19 gennaio 2014

Cucina a domicilio (per chi ha voglia di imparare)

L'idea è nata così: sei amici e una passione comune. Una partenza fondamentalmente banale. Invece il risultato è stato entusiasmante. Un corso di cucina a domicilio che si è trasformato in una festa. Dopo anni di corsi in scuole alberghiere, negozi di casalinghi, festival e ogni genere di sede in cui si esercita l'attitudine culinaria, le criticità hanno iniziato a farsi sentire: temi ripetitivi, costi spesso elevatissimi, orari e giorni impossibili da frequentare. Così abbiamo deciso di portarci la chef a casa e di decidere cosa doveva insegnarci, a che ora e quale giorno. Con una sana divisione delle spese e una delle nostre cucine messe di volta in volta a disposizione.

Il sabato pomeriggio, due ore di piena didattica che sfociano in un aperitivo in cui gli amici - altri e tanti - trasfomano la lezione in una festa. Ottime bottiglie per accompagnare i finger fodd e una regola chiara a tutti: non avanzare nulla.
Abbiamo iniziato così, nella mia cucina bianca, con Federica Camperi di Incomincia per C e quattro divertentissime ricette a tema: "cosa inventarsi con un petto di pollo". Con il pollo cotto senza fuoco sono nati i bicchierini con crema di patate e pop corn di pollo, e la Caesar's salad invernale. Per completare, minipes di pollo e carciofi avvolte in pasta brisè, e mini hamburger di pollo con bacon croccante. Panini rigorosamente home made.
Il risultato è qui sotto, tutto da vedere. Alcune foto sono mie, altre - le più belle - di Fabrizio Galli.
In sottofondo questa.







giovedì 28 luglio 2011

Piero Colaprico, Le cene eleganti


Monza, Villa Reale
Una Ruby-Rubacuori raccontata con passo narrativo, come se fosse la protagonista di un romanzo metropolitano che, nella sua verità assoluta, mostra la forzatura e la fatica del voler vivere in altri mondi. I verbali delle Volanti scandiscono ogni momento della sua marcia verso Arcore, luogo fastoso e claustrofobico dominato dalla povertà umana di una corte dei miracoli elegante, dalle ambizioni bulimiche catapultate verso il denaro e l'ingordigia. Il tutto, il tanto e il subito. L'incapacità di darsi un limite. Sopra ogni cosa "Lui", che chiude questa inchiesta dagli eccessi favoleschi, vissuta da dentro e ricostruita con l'enfasi di chi sa raccontare le cronache cucite sulla pelle di chi le vive.
Piero Colaprico, Le cene eleganti (Feltrinelli, 250 pagg., 15 euro). 


venerdì 22 luglio 2011

Esmahan Aykol, Appartamento a Istanbul



L’energia, prima di tutto. E’ l’immagine che rimane di lei, sopra ogni cosa. Quel suo vagare quasi disordinato eppure deciso, come se non fosse importante avere una meta precisa, ma solo muoversi. Uscire a fumare una sigaretta, cercare un ristorante senza accorgersi che sta lì di fianco, e che tutti sono già al tavolo. Di Esmahan Aykol rimane un senso di simpatia e divertimento, la stessa gradevolezza istantanea che trasferisce nella sua scrittura. In Hotel Bosforo e Appartamento a Istanbul (pagg. 319, 14 euro), i suoi  due romanzi pubblicati in Italia da Sellerio, in attesa della serie già tradotta in altre lingue, non racconta storie facili: scivola in mezzo alla criminalità organizzata, ai rapporti internazionali tra polizie chiamate a indagare su uno stesso caso, si sposta verso reati difficili da trattare e da accettare. Mostra la naturalezza di una società dove la corruzione viene intesa come atto di generosità e gentilezza.  Affronta, con decisione, la condizione della donna nel suo paese, la Turchia. Eppure non ci sono mai pesantezza, volontà di complicare le cose, intralcio delle percezioni. C’è solo la voglia di raccontare, descrivere personaggi con antipatie e simpatie, far entrare in scena un poliziotto bello, bellissimo, per poi accorgersi che quella Kati Hirschel che indaga nei suoi libri, mai e poi mai si sarebbe potuta innamorare di un uomo con la divisa e la pistola. E quindi concedersi il piacere di cacciarlo fuori dalle pagine senza ripensamenti. Una decisione che Esmahan ha preso con particolare divertimento, diffidente e quasi ostile a qualsiasi ingerenza dei poteri nelle esistenze di chi un paese lo fa partendo dal basso. Combattiva e pronta a prendere posizione davanti a chiunque si faccia rappresentante delle ipocrisie e mistificazioni di chi finge che tutto stia andando per il verso giusto. Della finzione che, tra i primi problemi da risolvere, in un paese come la Turchia che ha abbandonato l'idea di essere Europa, ci sia la gestione interna dell’esercito, e non un’uguaglianza di diritti che ancora si fa attendere. La donna, nella narrazione della Aykol, ha forzatamente un ruolo centrale: capace di volare alto rispetto a qualsiasi ruolo marginale, di andare avanti da sé, di ignorare le allusioni e le frasi fatte, la subordinazione implicita in ogni gesto maschile, anche nei tentativi di seduzione e galanteria. La sua autonomia passa soprattutto attraverso la consapevolezza politica e sociale, la capacità di tenere le distanze giuste rispetto a ciò che non condivide, o che le viene imposto. L’ironia è un altro passaggio fondamentale: nei personaggi c’è sempre un’ombra di rocambolesco, di fatalista e di illusorio, che allunga le distanze rispetto all’Occidente. Raccontare il contrasto tra turchi e tedeschi è inevitabile per chi, come lei, è vissuto tra Istanbul e Berlino. Il Bosforo caotico, inquinato, chiassoso e carico di pregiudizi in cui Kati-Esmahan si muove frenetica, è il luogo dove ci si sente sempre a casa, dove si ragiona nella giusta direzione e dove, concedendo un po’ di bontà a se stessi, si comprendono gli altri, qualunque sia la loro provenienza. Anche nelle distanze incolmabili che separano polizia e criminali, amici veri e banali figure di passaggio.


domenica 12 giugno 2011

Procedere


Si intitola Procedere, poche righe illustrate da una monotipia di Miss.Goffetown Qb/Fulvia Monguzzi, artista che amo molto e che ha interpretato il pensiero che sta nella pagina precedente: il tentativo zoppicante di andare avanti in un percorso, e di trovare una direzione lineare. Lo abbiamo realizzato assieme, a Osnago, nella casa-laboratorio di Alberto Casiraghy, "editore che sforna libri in giornata". Io allineando i caratteri in piombo fino a formare la frase da stampare su carta tedesca, Fulvia intervenendo graficamente sulla copertina dopo aver inserito le sue trenta monotipie. Questo Pulcinoelefante, fa parte di una serie speciale di otto titoli, realizzato ognuno in trenta copie, in occasione della mostra inaugurata ieri allo Spazio Libri Laboratorio La Cornice di Cantù.
Un'idea nata lo scorso autunno, a cui hanno partecipato Corrado Levi e Alvaro Molteni / Pietro Testori e Valerio Gaeti / Eli Colombo e Battista Luraschi / Chiara Giussani e Marzio Porro / Giampaolo Mascheroni e Davide Cerati / Peppo Peduzzi e Battista Luraschi / Elisabetta Bucciarelli e Silvia Levenson. Artisti, poeti e amici che frequentano la libreria-galleria d'arte di Cantù.
Di questi libri delicati e rari come pezzi d'arte, ormai oltre cinquemila titoli che formano il catalogo delle edizioni Pulcinoelefante, avevo parlato qui. 





sabato 21 maggio 2011

Elisabetta Bucciarelli, Corpi di scarto


La discarica è diventata il loro mondo. Ragazzi, poco più che adolescenti ma già grandi, lasciati a fare i conti con i limiti da imporsi, e con la differenza tra il dover rinunciare e tutto e il non saper rinunciare a nulla. Iac, Saddam, Argo Zimba e Lira Funesta vivono lì dentro, protetti da un varco di mattoni che sigilla la recinzione, in un finto equilibrio tra sprechi, avanzi, esuberi, vite degli altri che si accatastano e deperiscono. Mappano gli spazi con scioltezza, si ritagliano i loro e sfidano il finto ordine che suddivide materie prime e possibilità di recupero, le montagne di rifiuti come se fossero colline di un parco, la "cosa", termine ultimo di ciò che non può avere altra vita, e che distrugge anziché essere distrutto. Melma non definibile, tossica e mobile, sfuggita al controllo di chi l'ha prodotta e di chi la alimenta. Corpi di scarto di Elisabetta Bucciarelli (Edizioni Ambiente, pagg. 223, 15 euro) è una favola virata al nero, senza indagini né colpevoli da inseguire, perché le colpe, in questa immensa produzione di scarto che degrada e punisce, sono troppo in alto per avere un volto o un nome. Troppo collettive, troppo distanti dalle loro conseguenze. Ci prova Lorenzo a inseguirli i colpevoli, vigile del fuoco che più di altri può capire il significato degli incendi, degli odori e degli strani movimenti che avvengono nel buio. Ci prova ma deve abbandonare. Corpi di scarto è anche una storia di ragazzi, di adolescenti. Iac e Silvia, che intuiscono di piacersi senza riuscire a parlarsi, tenuti troppo distanti da dialoghi che nascono da desideri tronchi. Saddam, fuggito dalla Turchia per arrivare a vivere nell'immondizia, con la dignità di chi è sempre pronto a fare il passo avanti. Argo Zimba, che fugge dal nome che gli hanno imposto i genitori adottivi, e ricicla il mondo mentre rinnova se stesso. Lira Funesta, che cerca l'amicizia, quella che non trova dall'altra parte del muro. Non c'è Maria Dolores Vergani in questo libro, ispettore di polizia che ha tracciato il percorso narrativo di Elisabetta Bucciarelli, fino all'assegnazione del Premio Scerbanenco 2001. Ma qui stiamo raccontando un'altra storia. 

domenica 20 marzo 2011

Made in Taiwan a Cantù






Da ieri allo Spazio Libri Laboratorio La cornice di Cantù - luogo da conoscere e frequentare - otto artisti taiwanesi, o che hanno legato la loro vita a Taiwan, espongono una selezione delle loro opere. La mostra, originale e inedita, rimarrà allestita fino al 23 aprile, e propone i lavori di Chen Minghuei, Chu Yaouhong (Beni, per chi la conosce), Hsu Kueiling, Kun, Tsui Yungyen, Lin Chin-An, oltre a quelli di Stefano Misesti - Chu Mijie (autore delle foto di questo post) e Paolo Rui - Lu Paole: entrambi italiani, hanno scelto Taiwan come luogo per passare una parte importante della loro vita. Quasi tutti gli artisti hanno uno stile molto grafico, con una forte impronta da illustratori, che per alcuni costituisce la professione principale. Insieme creano un effetto divertente e leggero. Qui altre foto e le bio degli artisti.